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 Oggetto del messaggio: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: giovedì 5 novembre 2009, 1:37 
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Iscritto: sabato 8 novembre 2008, 16:29
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tratto da "I nè-nè guardano avanti"
di Silvia Sanchini, Segno n°10 anno 2009


(...) Innanzitutto, c'è da evidenziare una nuova e crescente fatica nel passaggio di testimone tra le generazioni.
Alcuni autori parlano di «dialogo interrotto» (Savagnone, Bruglia) e in generale si riscontra una diffusa difficoltà nella trasmissione di modelli e valori, in passato dati per scontati (...)

È il caso allora di gettare la spugna e rassegnarsi?

Mai come oggi e mai come in questo caso la vera svolta è nelle mani di ciascuno di noi, a patto di riuscire a scrollarci di dosso pregiudizi e cliché e uno sguardo ancora troppo rivolto al passato.

Alcune strade sono da percorrere con sempre maggiore urgenza ed entusiasmo: innanzitutto riscoprire una vera e profonda passione per l'educazione, attraverso la capacità di intessere relazioni autentiche e significative.
Parallelamente, occorre accettare che tanto più il compito diventa arduo, quanto più non possiamo affrontarlo da soli: abbiamo bisogno di alleanze, di uscire dall'autoreferenzialità, di costituire reti che coinvolgano scuola, famiglia, parrocchia, associazioni...

Occorrono educatori che siano capaci di costruire ponti, di mettere in contatto realtà molto diverse tra loro, di costruire un tessuto d'azione attorno a valori comuni e condivisi.

Infine, bisogna sperimentare nuove strategie, formare educatori che non si improvvisino tali ma che posseggano le giuste competenze e le accompagnino a un'opportuna pensosità.

Anche in ambito ecclesiale ci si accontenta troppo spesso di semplici forme di animazione piuttosto che pensare e proporre personali ed efficaci percorsi educativi.

La comunità cristiana ricopre e svolgerà dunque sempre più un ruolo cruciale: se saprà uscire dai propri confini istituzionali e osare maggiormente, raggiungendo giovani - soprattutto i più lontani - anche nei luoghi della loro sofferenza, riscoprendo la vocazione educativa che dovrebbe appartenere a ciascun cristiano.

Occorre che i giovani tornino ad incontrare adulti significativi, persone interessanti e credibili, che non hanno smesso di camminare, capaci di stimolarli e di trasmettere loro una passione sincera per la vita, di denunciare - scrive l'arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini - tutto ciò che viola e calpesta l'onestà e la dignità perché «siamo chiamati a più nobile bellezza».

=====================================================================


Si tratta di un articolo con argomenti che - soprattutto in questo periodo, a causa di alcune situazioni parrocchiali che mi sto trovando ad affrontare/vivere - condivido appieno: c'è davvero bisogno, a mio avviso, di riscoprire una vocazione educativa.
Non si possono più improvvisare proposte formative e scambiarle per semplici animazioni (nel senso parrocchiale del termine).
C'è bisogno che ognuno si renda conto di quello che può dare, di quello che è chiamato ad offrire agli altri e accetti e prenda consapevolezza del momento in cui doversi fare da parte e lasciare spazio a nuove proposte. Nuove, appunto, non sempre le stesse portate avanti sempre allo stesso - sterile - modo.

Voi cosa ne pensate?

ps: scusate il piccolo sfogo, ma come vi dicevo su, è un argomento molto caldo e caro per me in queste ultime settimane... :grin:


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 Oggetto del messaggio: Re: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: giovedì 5 novembre 2009, 10:09 
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Iscritto: mercoledì 14 ottobre 2009, 16:18
Messaggi: 103
Io concordo con te, non sai quante volte al giorno mi pongo questi quesiti, io e Servo di Maria abbiamo una bimba di quasi 3 anni, e sentiamo la responsabilità della sua educazione a 360 gradi. Spesso mi chiedo se la sua educazione è improntata non solo verso ciò in cui noi crediamo fermamente (e non intendo religiosamente parlando, quello è un must e non si tocca), ma anche verso ciò che gli altri si aspettano da noi e lei.

Ci mettiamo ogni giorno in discussione, ne parliamo insieme e cerchiamo di fare il meglio. L'abbiamo iscritta in un nido e poi materna di suore francescane. Il loro metodo educativo e la loro competenza ci è piaciuta moltissimo e infatti abbiamo i riscontri positivi della nostra scelta. cerchiamo ogni giorno di coordinarci con la scuola, di partecipare, di lavorare insieme.

Con lei poi spendiamo il nostro tempo, parliamo, giochiamo e la tv è solo una minima parte, e comunque solo vista con noi e solo dvd.

Che dirti? E' difficile, ma mi affido alla guida del Signore, che sicuramente aiuterà le nostre strade.


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 Oggetto del messaggio: Re: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: giovedì 5 novembre 2009, 22:36 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 14:59
Messaggi: 983
Io penso che il problema, sia la mancanza di chiarezza...

Sì sì, no no...

Anche i bambini, se li guidi in una canzone, e ti vedono insicuro,
non ti seguono... se ti vedono sicuro, deciso, ti seguono...

Sono alcuni adulti allo sbando... hanno paura della chiarezza,
e invece di trasmettere valori con sicurezza e chiarezza, li trasmettono con timidezza....

Questa insicurezza, viene recepita dai bambini e dai ragazzi,
a livello cosciente o meno...

A quel punto, io ragazzo, se l'adulto lo vedo poco convinto,
se vedo che inizia mettere una serie di distinguo, eccezioni e casi particolari... ma che lo seguo a fare????? Non ho bisogno di un'altra persona per avere insicurezze. Quelle me le posso creare anche da solo....

Come può una nave giungere alla mèta, se il capitano è incerto nel tracciare la rotta???? Andando un po' di qua e un po' di là?
Fermezza e stabilità, sono qualità che mancano in alcuni educatori (e non solo), negli ultimi anni....

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 Oggetto del messaggio: Re: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: venerdì 6 novembre 2009, 15:36 
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Iscritto: sabato 8 novembre 2008, 16:29
Messaggi: 56
Venerabile Beda ha scritto:
Fermezza e stabilità, sono qualità che mancano in alcuni educatori (e non solo), negli ultimi anni....


Questo senz'altro. Condivido questo tuo pensiero.
Ma la questione che poneva questo articolo, e su cui volevo mettere l'accento, è proprio il discorso buoni educatori o solo animatori, ben espresso da queste frasi tratte dal testo:

- Occorrono educatori che siano capaci di costruire ponti, di mettere in contatto realtà molto diverse tra loro, di costruire un tessuto d'azione attorno a valori comuni e condivisi.

- Infine, bisogna sperimentare nuove strategie, formare educatori che non si improvvisino tali ma che posseggano le giuste competenze e le accompagnino a un'opportuna pensosità.

- Anche in ambito ecclesiale ci si accontenta troppo spesso di semplici forme di animazione piuttosto che pensare e proporre personali ed efficaci percorsi educativi.


E' proprio questo che non mi torna:
a tutti livelli, dalla figura preposta a "scegliere" gli operatori pastorali, dagli operatori pastorali stessi che non si rendono conto oppure non hanno l'umiltà di ammettere la loro non adeguata vocazione ai ruoli a cui sono chiamati, ai partecipanti i gruppi che non riconoscono la sterilità dei cammini non-formativi proposti... come non accorgersi del rischio di ridurre il tutto a semplici forme di animazione anzichè proposte di educazione come si dovrebbe?


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 Oggetto del messaggio: Re: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: venerdì 6 novembre 2009, 16:41 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 14:59
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Così in dettaglio, non riesco a seguirti più...

A mio avviso l'educatore ha un ruolo, l'animatore un altro, sebbene ci possano essere
diversi punti di convergenza...

Le competenze... giusto...

Ma giusto fino a un certo punto...

Se in una parrocchia c'è il direttore di un coro diplomato
al conservatorio, bene...

Ma ci sarà la parrocchia in cui questo manca...
E che si fa???


Si parla di catechisti?
Se nella parrocchia c'è la presenza di catechisti davvero preparati, si sfrutterà questa competenza...

Ma alle volte, si hanno parrocchie dove i catechisti, non hanno
una vera preparazione teologica...

E che si fa? Non si fa più catechismo?


Liturgia...

Ci sono parrocchie che hanno la fortuna di avere liturgisti,
e animatori liturgici preparati...

Ma se non ci sono che si fa? Non si fa più Liturgia?

Intendo dire, che ove c'è la competenza questa va sfruttata.
Ma ove manca, di solito, basta l'impegno (ma vero impegno).


La formazione...
Certo, ove le competenze mancano, ci si può formare...

E questo a volte si fa...
a livello di catechesi, liturgia, musica, ecc..

Il rischio è che però questi incontri formativi, diventino non un momento di studio e approfondimento, ma un momento di catechesi, o peggio, di seconda omelia.....

I grandi studi, ad es. di animazione liturgica, sono pratici, non teorici!

Ricordo qualche anno fa una parrocchia, una riunione liturgica
per preparare la Messa domenicale... tutta teorica...

Risultato: la Domenica, nulla era preparato....


Nella mia esperienza, gli operatori pastorali, si formano bene, solo in 2 contesti: sul campo, nella parrocchia; e nei campi-scuola...

E sono i campi-scuola, che non si fanno bene a volte...
(o non si fanno più!!!!)....
Ma se il campo-scuola è fatto bene (parlo per esperienza),
diventa non una scuola, ma un'accademia....

Dipende dai sacerdoti che lo guidano, e da come è impostato...
E certamente dalla disponibilità a recepire e imparare...

Ma se il campo-scuola, diventa solo un modo diverso per dire
campeggio, villeggiatura, vacanza, è chiaro che non si imparerà nulla...


Ma dipende appunto da chi li organizza, e da chi li gestisce...

Con l'incontro di formazione settimanale di 1 o 2 orette, secondo me si fa poco...


Io credo, che la disponibilità e l'impegno, valgano in questi contesti, più della competenza...

Salvo che non si abbia ad es. un catechista, che dice proprio castronerie, ad es: che alla fine Dio perdona tutti sempre e comunque. Dio perdona sempre, se c'è il pentimento.


Concludendo, per formare davvero bene operatori pastorali, esiste solo una soluzione: il campo-scuola.
Ma il campo-scuola, deve essere fatto bene in termini quantitativi e qualitativi (1 mese, o almeno 2 settimane)...

Ma quanti sono disposti a passare così, un mese delle loro vacanze, per qualche anno???
Ammesso che ci sia qualcuno che li sappia e possa ancora organizzare, in strutture adeguate... e col cellulare staccato....


Ovviamente, circa l'esempio del direttore del coro diplomato al conservatorio, il campo-scuola non basta...
Ciò nonostante, molti direttori di coro, diplomati al conservatorio, e insegnanti di musica, grandi musicisti, non capiscono niente di liturgia... sono un disastro...
Lo sò perchè ho parenti che sono bravissimi musicisti, ma non vorrei che suonassero nemmeno al mio funerale... [k-ahah]
Questo per dire, che non basta la competenza...
O almeno, non basta una competenza...
Per certe cose, ci vuole intuito...
E quello o ce l'hai o te lo crei...
Non puoi suonarmi un Agnello di Dio funebre, nel tempo di Pasqua!!!!! Con un'assemblea giovane!!!! Per quanto tu sia bravissimo, e per quanto pregevole sia il brano...

E qui sta l'umiltà di cui parlavi...
Sebbene io sia diplomato al conservatorio, non appena vedo che tu, benchè non diplomato, all'atto pratico, fai meglio, per tutta una serie di fattori, dovrei farmi da parte...

E ribalto la domanda...

Qual è la vera competenza??????

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 Oggetto del messaggio: Re: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: domenica 8 novembre 2009, 0:06 
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Iscritto: sabato 8 novembre 2008, 16:29
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Venerabile Beda ha scritto:
E ribalto la domanda...
Qual è la vera competenza??????


Parto dalla definizione (trovata in rete) del termine competenza:

Competenza = Conoscenza + Capacità + Abilità
In generale, il termine competenza indica la capacità degli individui di combinare, in modo autonomo, tacitamente o esplicitamente e in un contesto particolare, i diversi elementi delle conoscenze e delle abilità che possiedono.


Quindi, si parte dal presupposto che si devono avere conoscenze e abilità.
L'abilità da sola non basta.

Quindi, mi concederai di non essere d'accordo con te quando affermi:

" Intendo dire, che ove c'è la competenza questa va sfruttata. Ma ove manca, di solito, basta l'impegno (ma vero impegno) "

E' proprio questo il punto dell'articolo che condivido appieno e che riguarda la situazione che sto vivendo: l'impegno, per quanto possa essere vero, rischia comunque di condurre sulla strada della semplice animazione un percorso che necessita invece di essere formativo, edificante; e questo in ambito parrocchiale non deve essere permesso, visto che c'è l'urgenza di formare ed educare in maniera concreta e credibile le persone e i gruppi, specie in alcune realtà associative (ti porto l'esempio dell'A.C. di cui faccio parte).

Da qui, dunque, mi riporto all'articolo del primo post sul discorso delle competenze e della formazione degli educatori che non si devono improvvisare tali e che devono loro stessi essere in grado di riconoscere il confine tra l'azione educativa e quella di sterile intrattenimento.

I giovani devono tornare ad incontrare educatori significativi, persone interessanti e credibili.


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 Oggetto del messaggio: Re: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: domenica 8 novembre 2009, 0:21 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 14:59
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Quello che dici è vero...
Ove la competenza manca, si dovrebbe colmare (almeno per la parte della conoscenza...)...
Ma spesso non è possibile...
Già è tanto se una persona, riesce a dedicare alla parrocchia 2 ore a settimana più la Messa...
E se in certe fasce d'età, questo è astrattamente possibile, in altre fasce, è praticamente impossibile...
Per motivi di tempo: studio, lavoro, famiglia, impegni personali ecc.


E' vero che l'abilità non basta...
Ma è anche vero che la conoscenza senza abilità, serve a poco...


Faccio un esempio banale...
Un professore di matematica, può conoscere benissimo, davvero bene la matematica...
Ma il professore veramente bravo, è quello che ti fa capire la matematica!!! E non sempre la cosa coincide...

L'animatore liturgico veramente bravo, è quello che fa cantare l'assemblea!!! Non quello che esegue i canti perfettamente!!!
(ovviamente entro i limiti della decenza [k-ahah] )

E via discorrendo...

Certo, l'ideale sarebbe che le cose coincidessero...

Ma se non è possibile che si fa???

Tu saprai che la Liturgia, non consente ad es. la musica registrata....
Ma se in una parrocchia non c'è nessuno che suona, che si fa?
Si condanna una comunità a cantare perennemente a cappella???
Anche a Natale e Pasqua?

A mio avviso, un conto è l'ideale, o la quasi perfezione (la perfezione è solo di Dio), a cui tutti dobbiamo sforzarci di arrivare....
Ma al tempo stesso, dobbiamo stare con i piedi per terra...


Ed è difficile, soprattutto avere più competenze....
E talvolta ne servirebbe più di una, come cercavo di dire sopra...
E' difficile che uno sia al tempo stesso un bravo musicista, e un bravo liturgista.... molto difficile...

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MessaggioInviato: domenica 8 novembre 2009, 9:17 
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Iscritto: mercoledì 14 ottobre 2009, 14:49
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Ciao Edmond,
io ti posso dare la mia esperienza vissuta sotto un'altro profilo,

io ho seguito un percorso formativo, educativo abbastanza lungo
dal classico arrivo alla maturità ho passato altri 6 anni tra formazione universitaria, raggiunta la laurea, master di specializzazione di un anno, in seguito formazione accademia militare, seguito infine da diversi corsi professionali affiancati lungo il mio percorso lavorativo............

beh, ho notato che c'è un altissima probabilità di cadere nell "l'obesità intelletuale" a scapito di quello che chiamerei il "vissuto intellettuale"

in breve troppa teoria, concentrata in tempi limitati e una grande carenza della pratica (a cui se non l'avessi fatta di mia iniziativa fuori dal percorso formativi, la teoria sarebbe stato niente meno che semi gettati su un terreno arido)

quindi a mio parere bisogna operare su due livelli prima di intraprendere un'iniziativa educativa:

1. personale
Per cui devo entrare nel ruolo di educatore, comprendere l'importanza che riveste il mio tempo che dedico al mio interlocutore. Valutare prima di un intervento educativo la mole di lavoro, le modalità con cui vengono somministrati i diversi principi, e sopratutto trasmettere il senso di quello che si sta passando.

2. relazionale
Bisogna avere un buon bagaglio di conoscenza dei processi di comunicazione per aprire un dialogo educativo, al posto del monologo educativo; catturare l'interlocutore su tasti che veramente gli possono interessare e proseguire guidandolo a ragionare sulla materia che stiamo trattando. Quando l'interlocutore, comprende l'importanza di quello che stiamo dicendo e che colpisce interamente i suoi interessi, l'attenzione è posta e quindi l'educatore non deve fare altro che tramandare le nozioni che più servirano all'interessato affinchè possa proseguire il ragionamento anche da solo, spinto da quel momento da una curiosità ed interesse positivo.

In questo modo ho stabilito i miei interventi educativi e formativi in azienda, nei corsi di specializzazione, nelle scuole professionali............e perfino con bambini di 3 media...................Benchè l'età passasse dai 50 anni di responsabili aziendali ai bimbi 11 anni.... le motivazioni e le forme di apprendimento erano identiche-----------

Secondo me con un bagaglio preparato e ponderato nei contenuti si riesce a far breccia nei cuori. Dobbiamo come insegna la "preghiera continua" legare la parola del giorno che gustiamo la mattina (se non la sera precedente) legarla agli eventi del giorno affinchè produca i suoi frutti.


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MessaggioInviato: domenica 8 novembre 2009, 12:06 
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Iscritto: sabato 8 novembre 2008, 16:29
Messaggi: 56
per Venerabile e Servo di Maria:

E quando mancano conoscenza e abilità nelle figure scelte a guidare i cammini formativi?

Mi trovo molto d'accordo sui due livelli da citati da Servo di Maria.

Proprio per questo ponevo la mia domanda a Venerabile.

Se un educatore non è capace di - come tu stesso anche dici - trasmettere il senso di quello che si sta passando, se non è capace di aprire un dialogo educativo, anzichè fare un monologo - correggo io - diseducativo... con queste mancanze, come si fa ad essere educatori? Sulla base di cosa vengono scelte queste figure e si pone loro come guide di persone che invece hanno bisogno di vera educazione?


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 Oggetto del messaggio: Re: Riscoprire una vocazione educativa
MessaggioInviato: domenica 8 novembre 2009, 14:05 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 14:59
Messaggi: 983
Bè, se manca sia la competenza che l'abilità, si deve fare da parte
(ammesso che ci sia qualcun altro... ma se non c'è?????)
E se non si fa da parte, dovrebbe essere il parroco, a invitarlo
con cordialità, a farsi da parte, spiegando rispettosamente le ragioni...


Se un educatore, un catechista, un animatore, viene seguito (nelle cose giuste), dai bambini, mentre un altro no (i bambini hanno un istinto per le persone!!!!) ci si dovrà regolare di conseguenza...

E anche per le competenze a 360 gradi...
Attenzione a che non si verifichi il detto ciceroniano
Summun ius, summa iniuria...
Mi spiego meglio...

La Liturgia stabilisce che l'Annuncio Pasquale, lo deve cantare o proclamare un diacono (se presente)....

Ora, qualche anno addietro, ho partecipato a una veglia pasquale, dove il diacono... mi spiace dirlo, ma è la verità, cantava da cane!!! Non una stonatura!!! Molte stonature, fuori tempo... la gente rideva... perdendo così la concentrazione per la bellezza dell'Annuncio Pasquale...
Non si riconosceva nemmeno quale Annuncio fosse!! (l'autore)...

Ora, in questi casi, se un laico, è più competente (e in quella stessa veglia, ho sentito una stupeda voce femminile, che avrebbe cantato benissimo l'Annuncio!!!) del diacono...
Un po' di buon senso...

Quell'Annuncio, era da filmare e da mandare a Striscia o a Paperissima...

La gente era piegata in 2!!! [k-ahah]


Questo per dire, che la competenza, non è sempre legata al titolo, o al ruolo...

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