Angolo di cielo

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 Oggetto del messaggio: Notizie dal mondo cattolico
MessaggioInviato: mercoledì 5 novembre 2008, 14:52 
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31 anni fa moriva Giorgio La Pira


Nella vita di Giorgio La Pira, spicca l'eccezionale personalità di un uomo ispirato dalla vocazione, votato alla pace e alla fratellanza, che seppe coniugare gli ideali del Cattolicesimo con il valore di realizzazioni tangibili. "Il pane, e quindi il lavoro, è sacro; la casa è sacra, non si tocca impunemente né l'uno né l'altra: questo non è marxismo, è Vangelo". Nato nel 1904 a Pozzallo (RG), Giorgio La Pira vive un'autentica esperienza di conversione e nel 1926 si trasferisce a Firenze al seguito del professor Betti, per terminare i propri studi in giurisprudenza. Nel 1934 è nominato professore ordinario, e nel 1939 fonda la rivista "Principi" di ispirazione antifascista, che gli vale l'ostilità del regime fino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Con la nascita della Repubblica, La Pira è chiamato a prendere parte all'Assemblea Costituente, ed eletto deputato nel 1948 diviene sottosegretario al Ministero del Lavoro di Fanfani. Il 6 luglio 1951 la città di Firenze lo sceglie come nuovo sindaco, e qui La Pira mette in opera il suo personalissimo, innovativo programma politico. Nel 1953 la fabbrica del Pignone, una importantissima realtà industriale nella Firenze postbellica, rischia la chiusura per il disimpegno del proprietario e della destra vicina a Confindustria. Giorgio La Pira si schiera nella protesta a fianco dei lavoratori e dei sindacati, e convince il presidente dell\'ENI Enrico Mattei ad acquistare l'azienda: il Pignone è salvo. Giorgio La Pira sembra conciliare i suoi ideali cristiani con la politica concreta, dedicandosi senza pregiudizi alla sfera sociale, tradizionalmente appannaggio della sinistra, cercando il dialogo con gli avversari politici. Per questo è considerato come un democristiano atipico, o addirittura viene deriso come un "pesce rosso nell'acquasantiera", ma la sua amministrazione illuminata ottiene importanti risultati, come la costruzione del quartiere popolare dell'Isolotto. Il progetto di pace universale di La Pira trova attuazioni concrete nel "Convegno dei sindaci di tutto il mondo" organizzato a Firenze nel 1955, nel viaggio del 1959 a Mosca, dove parla davanti al Soviet supremo, nei negoziati pieni di speranze intrapresi per pacificare arabi ed israeliani, per convincere Stati Uniti e Vietnam del Nord all'armistizio. Il 5 novembre 1977, Giorgio La Pira muore a Firenze e la sua gente lo saluta con affetto e una straordinaria partecipazione che mobilita tutta la città. Nel 2005 si conclude la prima fase del processo di beatificazione, ma già da tempo La Pira viene ricordato come il "sindaco santo".

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MessaggioInviato: mercoledì 5 novembre 2008, 16:01 
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Nasce un forum inedito di dialogo cattolico-musulmano

Riunisce rappresentanti islamici di vari Paesi

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 4 novembre 2008 (ZENIT.org).- Nasce in questi giorni a Roma un'inedita istanza di dialogo, il Forum Cattolico-Musulmano, che per la prima volta riunisce rappresentanti islamici delle varie correnti - sunniti, sciiti e altri - di differenti Paesi.
L'iniziativa è stata istituita dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che ha convocato la prima sessione sul tema "Amore di Dio; amore del prossimo" da martedì a Giovedì di questa settimana. L'incontro culminerà con una dichiarazione comune e un'udienza con il Papa.

L'evento avrà due linee di approfondimento, secondo quanto ha reso noto questo martedì la Sala Stampa della Santa Sede: il primo giorno è dedicato ai "fondamenti teologici e spirituali", il secondo alla "dignità della persona umana e mutuo rispetto". Ognuno di questi temi verrà presentato dal punto di vista cattolico e musulmano.

Il segretario del dicastero per il dialogo interreligioso, l'Arcivescovo Pier Luigi Celata, ha spiegato in un'intervista concessa questo Lunedì alla "Radio Vaticana" che il seminario cerca di capire "quali elementi ci accomunano, perché insieme possiamo dare una risposta - per stare al tema di questo seminario - di amore coerente a Dio, cercando di amarci tra noi".

All'evento partecipano 29 persone di ciascuna delle religioni. I cattolici sono guidati dal Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, i musulmani da Mustafa Ceric, Gran Muftì della Bosnia-Erzegovina.

I precedenti

L'incontro ha luogo dopo che 138 saggi ed esponenti dell'islam hanno scritto, il 13 ottobre 2007, una lettera a Benedetto XVI e ad altri capi di Chiese e comunità ecclesiali dal titolo "Una parola comune tra noi e voi". In essa hanno spiegato che se i musulmani e i cristiani non sono in pace non può starci neanche il mondo.

La lettera è servita come mezzo di avvicinamento tra i due credo, dopo i fraintendimenti seguiti al discorso del Papa all'Università di Ratisbona (Germania) nel settembre 2006.

A questo messaggio, il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha risposto il 19 novembre 2007 con una lettera indirizzata al principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, presidente dell'Aal al-Bayt Institute for Islamic Thought, dicendo: "Senza ignorare o sminuire le nostre differenze in quanto cristiani e musulmani, possiamo e quindi dovremmo guardare a ciò che ci unisce".

I contatti tra le autorità cattoliche e musulmane hanno portato frutti, come la riunione svoltasi il 4 e il 5 marzo di quest'anno in cui sono state decise in modo concorde l'istituzione del Forum Cattolico-Musulmano e l'organizzazione di questo incontro a Roma.

Nel febbraio scorso, si è svolto al Cairo un incontro in occasione della sessione del Comitato misto per il dialogo, costituito nel 1998 dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso con l'Università di Al-Azhar, la più prestigiosa istituzione accademica musulmana.

Un'altra dimostrazione di apertura e incontro si è vissuta nel congresso sul dialogo interreligioso convocato quattro mesi fa a Madrid (Spagna) dal re dell'Arabia Saudita Abdallah bin Abdulaziz Al Saud, custode dei luoghi santi della Mecca e di Medina.

Su questi avvicinamenti, monsignor Celata ha spiegato nell'intervista che "certi muri sono caduti, il dialogo stesso a livello tematico si è evoluto per affrontare argomenti a volte anche immediatamente forse non graditi secondo una sensibilità tradizionale, ma che oggi trovano disponibilità e apertura, sia da una parte che dall'altra".

Il 6 novembre avrà luogo l'udienza del santo padre ai partecipanti al seminario. Nel pomeriggio, presso la Pontificia Università Gregoriana, verrà resa nota la Dichiarazione comune approvata al termine della sessione.

In questo momento, il manifesto "Una parola comune tra noi e voi" ha ottenuto il consenso di 271 leader e professori musulmani di varie tradizioni islamiche di Medio Oriente, Asia, Africa, Europa e America del Nord.

La delegazione giunta a Roma, oltre al Gran Muftì di Bosnia e al principe giordano, include un ayatollah iraniano e docenti accademici musulmani di Stati Uniti, Canada e Inghilterra.

Il Sinodo dei Vescovi del mondo sulla Parola di Dio, celebrato in Vaticano a ottobre, è stato informato dell'incontro e dell'evoluzione del dialogo cattolico-musulmano.

Tra le proposizioni approvate da due terzi dei partecipanti, l'assemblea ne ha dedicata una al dialogo con l'islam, ricordando che la base teologica per la Chiesa è raccolta nella costituzione del Concilio Vaticano Nostra Aetate, che al numero 3 afferma: "La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio".

"Essi si riferiscono ad Abramo e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera, l'elemosina e il digiuno. Il dialogo con loro permette di conoscersi meglio e di collaborare nella promozione di valori etici e spirituali", ha spiegato il Sinodo.

L'assemblea ha insistito "sull'importanza del rispetto della vita, dei diritti dell'uomo e della donna, come pure sulla distinzione tra l'ordine socio-politico e l'ordine religioso nella promozione della giustizia e della pace nel mondo".

"Tema importante in questo dialogo sarà anche la reciprocità e la libertà di coscienza e di religione". L'assemblea ha quindi chiesto alle Conferenze Episcopali nazionali "di promuovere circoli di dialogo tra cristiani e musulmani".

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MessaggioInviato: giovedì 6 novembre 2008, 15:46 
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“Un piccolo aiuto può fare molto”: ACS si mobilita per il Congo

Invia un primo contributo di 20.000 euro

KÖNIGSTEIN, Mercoledì, 5 novembre 2008 (ZENIT.org).- “Un piccolo aiuto può fare molto” è il messaggio che Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) lancia per aiutare la Repubblica Democratica del Congo, dove si rischia la catastrofe umanitaria a causa degli scontri che devastano parte del Paese e provocano lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone.
La crisi segue alla recrudescenza delle violenze nella regione del Nord Kivu tra le forze tutsi del generale Nkunda, i ribelli hutu del vicino Ruanda e l'esercito congolese. La settimana scorsa, Nkunda ha sconfitto l'esercito del Congo vicino Goma, la capitale del Nord Kivu. I ribelli tutsi hanno concordato di permettere l'ingresso nella regione agli aiuti d'emergenza, ma solo sotto condizioni restrittive. Anche se è stato proclamato un cessate il fuoco, il 31 ottobre il generale Nkunda ha affermato che rovescerà il Governo se questo non acconsentirà a un dialogo diretto.

Di fronte a 1,2 milioni di Congolesi che abbandonano le proprie case per cercare di salvarsi la vita, ACS ha inviato 20.000 euro nel Paese centrafricano per alleviare le condizioni delle vittime. Gli aiuti, spiega un comunicato inviato dall'associazione a ZENIT, sono stati mandati alla Diocesi di Goma.

Nella zona, i soldati ribelli fedeli al generale Laurent Nkunda si sono scatenati commettendo omicidi, saccheggi e stupri, accusa lanciata anche contro le forze governative.

Gli aiuti prevedono la distribuzione di cibo, coperte e medicinali da parte della parrocchia di Rutshuru, di Goma. ACS pensa di inviare ulteriori contributi nella zona.

Il clero locale è profondamente preoccupato per la situazione e teme che il Kivu diventi “un secondo Darfur”.

Un sacerdote che ha chiesto di rimanere anonimo ha affermato che “le madri e i bambini hanno bisogno di acqua. Servono coperte perché le notti sono già fredde”.

Insieme ad altro personale della Chiesa, il sacerdote è incaricato di trovare cibo e rifugio per 10.000 persone. Le scuole locali sono già piene di profughi.

In questa situazione, le forze delle Nazioni Unite sono state accusate di inefficienza nonostante la presenza di 17.000 peacekeepers, la sua più imponente missione di pace nel mondo.

Un collaboratore che non ha voluto diffondere il proprio nome ha affermato che “il mondo non vuole sentir parlare del Kivu”. “In questa crisi, la gente sta morendo a causa di un conflitto incontrollato – proprio sotto gli occhi dell'ONU e delle sue truppe”.

La Repubblica Democratica del Congo è una priorità per Aiuto alla Chiesa che Soffre, che l'anno scorso ha inviato quasi 1,26 milioni di euro per aiutare i cristiani sofferenti del Paese.
P.S:
Speriamo che la situazione possa migliorare !
Nella mia diocesi gemella ancora non avvertono nulla o quasi ,le linee telefoniche però sono state tagliate e mi è difficile comunicare con loro.Vedremo nei prossimi giorni.

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MessaggioInviato: giovedì 6 novembre 2008, 16:01 
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Iscritto: venerdì 3 ottobre 2008, 19:35
Messaggi: 1982
Mary ha scritto:
Speriamo che la situazione possa migliorare !
Nella mia diocesi gemella ancora non avvertono nulla o quasi ,le linee telefoniche però sono state tagliate e mi è difficile comunicare con loro.Vedremo nei prossimi giorni.


ogni sera, prima di andare a letto, dico una preghiera per loro... [k-cuore]


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MessaggioInviato: giovedì 6 novembre 2008, 17:17 
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Nemamiah76 sei un angelo [k-smack]

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