Angolo di cielo

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MessaggioInviato: giovedì 13 novembre 2008, 12:12 
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Cita:
Scusa tanto Mary, mi puoi dire se hai riportato un articolo di R. Cantalamessa o sono concetti tuoi?
Evandro


È un articolo di Zenit ed è di padre Raniero Cantalamessa.

Cita:
CITTA' DEL VATICANO, Venerdì, 7 novembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il commento di padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap. – predicatore della Casa Pontificia –, per la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense.

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MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 9:28 
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REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
13/11/2008 15.23
NORD KIVU (2): LA FERMA CONDANNA DEI VESCOVI IN UN NUOVO DOCUMENTO




“Condanniamo con veemenza questa maniera ignobile di considerare la guerra come un mezzo per risolvere i problemi e accedere al potere…Denunciamo tutti i crimini commessi contro cittadini innocenti e disapproviamo nel modo più assoluto ogni aggressione del territorio nazionale. Biasimiamo il lassismo con cui la comunità internazionale tratta il problema dell’aggressione di cui è vittima il nostro paese”. Riunito a Kinshasa in sessione straordinaria, il Comitato permanente della Conferenza episcopale nazionale del Congo (Cenco), ha diffuso oggi un comunicato sulla ripresa delle ostilità nell’est e nel nord-est del paese, lanciando “un grido di disperazione e protesta”. Nonostante i ripetuti appelli “sia ai governanti che alla comunità internazionale - scrivono i vescovi - la situazione in questa parte del nostro paese non ha fatto che peggiorare. Sta raggiungendo proporzioni insopportabili, molto inquietanti e capaci di destabilizzare tutta la sotto-regione se non si pone riparo…Un vero dramma umanitario che somiglia a un genocidio silenzioso nell’est del Congo avviene sotto gli occhi di tutti…Di nuovo una crudeltà di eccezionale virulenza si scatena contro le popolazioni locali che non hanno mai chiesto altra cosa che una vita tranquilla e dignitosa nelle loro terre. Chi avrebbe interesse a un simile dramma?”. L’aspetto più deplorevole, aggiungono, “è che questi fatti avvengono purtroppo sotto gli occhi impassibili di coloro che hanno ricevuto il mandato di mantenere la pace e proteggere la popolazione civile. I nostri stessi governanti di dimostrano impotenti di fronte alla portata della situazione”. I vescovi sottolineano poi “che le risorse naturali del Congo alimentano l’avidità di certe potenze e non sono estranee alla violenza che si impone alla popolazione…Si ha l’impressione di una grande complicità che non svela il suo nome. La grandezza del Congo e le sue numerose ricchezze non devono servire da pretesto per farne una giungla. Chiediamo al popolo congolese di non cedere a qualsiasi velleità di ‘balcanizzazionè del suo territorio naturale”. I vescovi congolesi chiedono “l’immediata cessazione delle ostilità e la garanzia delle condizioni di sicurezza per il ritorno degli sfollati alle loro terre” e “un aumento dell’aiuto umanitario a favore di migliaia di uomini, donne e bambini affollati nei campi”; invitano “tutta la popolazione congolese a un risveglio nazionale per vivere come fratelli e sorelle, nella solidarietà e la coesione nazionale, affinché il Congo non cada nella violenza e nelle divisioni”. Concludono chiedendo al governo e alla comunità internazionale di fare il possibile per mettere fine alle violenze: “Tutti vinceranno con un Congo in pace piuttosto che in guerra”. [FB]

Notizia tratta da "MISNA"(Missionary International Service News Agency)

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MessaggioInviato: venerdì 14 novembre 2008, 16:59 
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NORD KIVU : TRA MANIFESTAZIONI E CITTÀ FANTASMA




Circa 200 donne vestite di nero hanno sfilato questa mattina per le strade del centro di Goma, capoluogo del Nord Kivu (est della Repubblica democratica del Congo) per protestare contro il conflitto in corso da mesi e in segno di lutto per denunciare alcuni dei più gravi episodi di violenza avvenuti negli ultimi giorni a cominciare dal massacro avvenuto a Kiwanja. Lo riferiscono fonti della MISNA a Goma, precisando che il corteo “pacifico e silenzioso”, ha sfilato per le strade del centro e lungo la centrale via che conduce agli uffici del governatorato, mentre le donne esponevano cartelli in cui accusavano il Cndp di Laurent Nkunda di essere responsabile di numerose violenze e violazioni di diritti umani. Il corteo si è concluso con una cerimonia interreligiosa di preghiera in ricordo delle vittime della guerra. La voce della società civile si è alzata anche a Kisangani, capoluogo della Provincia Orientale, che in un messaggio pubblico ha chiesto la fine della guerra nell’Est. Nella nota si è fatto riferimento tanto al Nord Kivu quanto alla zona di Dungu dove da settimane sono riprese le azioni del ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra, Lord’s resi stance army). Intanto, fonti della MISNA a Goma, fanno sapere che la situazione nella zona risulta calma. “Non si hanno notizie di combattimenti. Anche l’avanzata degli uomini di Nkunda verso nord (in direzione di Kanyabayonga, ndr) sta avvenendo senza colpo ferire, perché i militari regolari fuggono prima dell’arrivo dei ribelli”spiega la fonte, precisando che intanto è ripresa la circolazione lungo l’asse che collega Goma con Rutshuru, il grande centro abitato circa 90 chilometri a nord controllato dal Cndp ed epicentro nei giorni scorsi dei combattimenti. A Rutshuru città regna una calma precaria, con la popolazione che ormai dipende completamente dall’assistenza umanitaria visto che le attività in città sono completamente paralizzate. Le scuole, i mercati e la gran parte degli esercizi commerciali, infatti, continuano ad essere chiusi oggi, dopo i saccheggi su vasta scala dei giorni scorsi, mentre i contadini non riescono a raggiungere i campi a causa dell’insicurezza che ancora regna in tutta la zona. Nel frattempo sul fronte umanitario si registrano polemiche tra le organizzazioni umanitarie e le Nazioni Unite, per la decisione di queste ultime di spostare, a cominciare dalla prossima settimana, circa 60.000 persone dal campo per sfollati di Kibati (alla periferia nord di Goma) verso un’altra struttura sull’asse che collega Goma con Sake, a nord-ovest del capoluogo del Nord Kivu. Le perplessità maggiori sono relative al grado di sicurezza relativa della nuova destinazione (teatro nei mesi scorsi di un’altra campagna militare da parte degli uomini del Cndp) e al fatto che la maggior parte degli sfollati ha già espresso la propria contrarietà al trasloco. [MZ]

P.S.
Anche le donne scendono in piazza, mi pare di vederle... sosteniamo questo popolo!

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MessaggioInviato: sabato 15 novembre 2008, 0:26 
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CRISI CONGOLESE, DOCUMENTO DEI VESCOVI




[Testo integrale dell’ultimo documento dei vescovi della Repubblica democratica del Congo, traduzione MISNA]


“La Repubblica del Congo piange i suoi figli, è inconsolabile (cf Mt 2,18)”

1. “Noi, arcivescovi e vescovi, membri del Comitato permanente della Conferenza episcopale nazionale del Congo, riuniti a Kinshasa in sessione straordinaria dal 10 al 13 novembre, afflitti e sconvolti dalla tragedia umana nell’est e nel nord-est del Congo, lanciamo un grido di disperazione e protesta. È passato appena un mese da quando la nostra Conferenza episcopale nazionale del Congo, attraverso il suo presidente, ha diffuso una dichiarazione sulla ripresa delle ostilità nell’est e nel nord-est della Repubblica democratica del Congo. Malgrado i nostri appelli accorati sia ai governanti che alla comunità internazionale, ainoi! la situazione in questa parte del nostro paese non ha fatto che peggiorare. Sta raggiungendo proporzioni insopportabili, molto inquietanti e capaci di destabilizzare tutta la sotto-regione se non si pone riparo. Sì, oggi, come dicono le Scritture: una voce è stata udita nel Congo, pianti e un lungo lamento; Sono Goma, Kiwanja, Dungu… è la nazione intera che piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché non sono più qui (cfr Mt. 2,18).

Un genocidio silenzioso?

2. Un vero dramma umanitario che somiglia a un genocidio silenzioso nell’est del Congo avviene sotto gli occhi di tutti. I massacri gratuiti e su grande scala delle popolazioni civili, lo sterminio mirato dei giovani, gli stupri sistematici perpetrati come arma di guerra: di nuovo una crudeltà di eccezionale virulenza si scatena contro le popolazioni locali che non hanno mai chiesto altra cosa che una vita tranquilla e dignitosa nelle loro terre. Chi avrebbe interesse a un simile dramma?

3. La cosa più deplorevole è che questi avvenimenti avvengono purtroppo sotto gli occhi impassibili di coloro che hanno ricevuto il mandato di mantenere la pace e proteggere la popolazione civile. I nostri stessi governanti di dimostrano impotenti di fronte alla portata della situazione, dando l’impressione di non essere all’altezza delle sfide della pace, della difesa della popolazione congolese e dell’integrità del territorio nazionale. L’intera classe politica non sembra prendere la misura della sua responsabilità di fronte a questo dramma che rischia di ipotecare il futuro della nazione.

4. È evidente che le risorse naturali del Congo alimentano l’avidità di certe potenze e non sono estranee alla violenza che si impone alla popolazione. Infatti, tutti i conflitti si sviluppano nei corridoi economici e attorno ai giacimenti minerari. Come comprendere che i diversi accordi sono violati senza alcuna pressione efficace per convincere i firmatari a rispettarli? Le diverse riunioni e conferenze per risolvere questa crisi non hanno ancora affrontato le questioni di fondo e non hanno fatto che rinviare e deludere le aspirazioni legittime alla pace e alla giustizia del nostro popolo. Inoltre, il piano di ‘balcanizzazionè che non smettiamo di denunciare è portato avanti da intermediari. Si ha l’impressione di una grande complicità che non svela il suo nome. La grandezza del Congo e le sue numerose ricchezze non devono servire da pretesto per farne una giungla. Chiediamo al popolo congolese di non cedere a qualsiasi velleità di ‘balcanizzazionè del suo territorio naturale. Gli raccomandiamo di non sottoscrivere mai una messa in questione delle sue frontiere stabilite al livello internazionale e riconosciute dopo la conferenza di Berlino e gli ulteriori accordi.
Condanna

5. - Condanniamo con veemenza questa maniera ignobile di considerare la guerra come un mezzo per risolvere i problemi e accedere al potere. L’ordine istituzionale uscito dalle elezioni democratiche nel nostro paese deve essere salvaguardato.

- Denunciamo tutti i crimini commessi contro cittadini innocenti e disapproviamo nel modo più assoluto ogni aggressione del territorio nazionale.

- Biasimiamo il lassismo con cui la comunità internazionale tratta il problema dell’aggressione di cui è vittima il nostro paese.

Cosa chiediamo?

6. Chiediamo immediatamente la cessazione delle ostilità e la garanzia delle condizioni di sicurezza per il ritorno degli sfollati alle loro terre.

7. D’urgenza facciamo appello alla solidarietà nazionale e internazionale per un aumento dell’aiuto umanitario a favore di migliaia di uomini, donne e bambini affollati nei campi.

8. Invitiamo tutta la popolazione congolese a un risveglio nazionale per vivere come fratelli e sorelle, nella solidarietà e la coesione nazionale, affinché il Congo non cada nella violenza e nelle divisioni.

9. Esortiamo il governo congolese a fare di tutto per ristabilire la pace su tutto il territorio nazionale. È il sacro dovere dei nostri governanti esercitare le loro funzioni sovrane per proteggere la popolazione e garantire la sicurezza delle frontiere. Nessuno ignora che l’assenza di un esercito repubblicano pregiudica la pace nel paese.

10. Chiediamo alla comunità internazionale di impegnarsi sinceramente per far rispettare il diritto internazionale. Consideriamo impellente l’invio di una forza di pacificazione e stabilizzazione per ristabilire il nostro paese nei suoi diritti. Tutti vinceranno con un Congo in pace piuttosto che in guerra.

Impegno della Chiesa

11. Solidale con la sofferenza del suo popolo, la Chiesa-famiglia di Dio nel Congo si impegna ad accompagnare i suoi figli e le sue figlie provate per condurli sulla strada della riconciliazione e della pace. Esprime la sua riconoscenza a Sua Santità il Papa Benedetto XVI per la sua attenzione al dramma del Congo, i suoi ripetuti appelli a tutti per una soluzione pacifica e per l’aiuto finanziario che egli stesso ha appena dato per dare sollievo alle popolazioni sfollate.

12. Possa il Signore, che ha vegliato per ore nel giardino del Getsemani e che ha sentito come se fossero state fatte a lui stesso tutte le sofferenze inflitte e imposte ai suoi fratelli (cf. Mt 25, 31-46), vegliare con noi e sostenerci di fronte al dramma che conosce il nostro paese.

Che la Santissima Vergine Maria, Regina della pace, ottenga la pace per la nostra cara patria.

Kinshasa, 13 novembre 2008[FB]

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 Oggetto del messaggio: Notizie dal mondo cattolico
MessaggioInviato: sabato 15 novembre 2008, 0:46 
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Iscritto: lunedì 10 novembre 2008, 1:06
Messaggi: 7
Località: Roma
Ciao Mary ho letto tutto. In un altro momento darò anche il mio contributo.
"Chi prega ha in mano il timone della storia" per i nostri fratelli del Congo adesso bisogna pregare molto. Baci.
Letizia


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