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 Oggetto del messaggio: La Regina del villaggio
MessaggioInviato: venerdì 28 gennaio 2011, 19:58 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 15:59
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In un villaggio piccolo e lindo, nel paese di Non si dice, viveva una ragazza poverissima di nome Sara. La sua casa non aveva neanche la porta e lei ai piedi non portava mai scarpe. Un mattino, mentre andava ad attingere acqua alla fontana, Sara incontrò la fata. «Buongiorno, signora fata», disse Sara gentilmente. Era una ragazza dolce e bella e la gente pensava che avrebbe presto trovato un bravo marito, come meritava. «Buongiorno, Sara, come va la vita? Sei sempre contenta?». - «A esser sincera, signora fata, sono contenta, ma...». - «Ma... che cosa? ». - «Sarei più contenta se invece di stare in una baracca, avessi una casuccia». - «Sii sempre buona, Sara, e avrai la casuccia che desideri». Il giorno dopo, Sara si svegliò tardi. Non aveva mai dormito così bene. Eh già, perché il suo solito pagliericcio duro e pungente durante la notte era diventato un morbido materasso. Quando aprì gli occhi, credette di sognare. Si trovava in una bella stanza con le tendine alle finestre. Dal piano di sotto, veniva un profumino invitante di croissant appena sfornati. Sara si diede un pizzicotto e, piena di gioia, scoprì che non era in un sogno. Aveva proprio una bella casetta. Corse alla fontana per ringraziare la fata. La buona signora era già là che l'aspettava. «Buongiorno, Sara! Come va la vita adesso? Sei contenta della tua casetta?». - «Oh sì, fatina, sono contentissima della casetta, ma...». - «Ma... che cosa?». - «Sarei più contenta se avessi nell'aia qualche gallinella che mi facesse l'uovo per la frittata». - «Sii sempre buona e avrai le gallinelle». - Figuratevi la gioia di Sara, il mattino dopo, quando fu svegliata dai vigorosi coccodé di gallinelle bianche, rosse e gialle che becchettavano nell'aia della sua casetta. Piena di felicità, la fanciulla corse alla fontana. - «Buongiorno, fatina, non so come ringraziarti!». - «Buongiorno, Sara. Come va la vita ora?». - «Molto bene, ma...». - «Ma... che cosa?». - «Ecco, mi parrebbe che andrebbe ancor meglio, se avessi nella stalla una vaccherella, che mi desse del buon latte, ogni mattina». - «Sii sempre buona, Sara, e ti darò anche la vaccherella». - Il mattino seguente, Sara fu svegliata da un insolito fracasso: era il muggito imperioso di una mucca bianca a chiazze rosse che reclamava di essere munta. Sara non smetteva più di accarezzarla. Così si accorse che la mucca, con il suo bel vestito bianco e rosso, era più elegante di lei che indossava il solito vestito rattoppato. Perciò si recò alla fontana con un po' di malinconia. La fata l'accolse sorridente. - «Buongiorno, Sara, ti sorride la vita adesso?». - «Mmm... Devo ringraziarti tanto tanto, ma...». - «Ma... che cosa?». - «Mi pare che sarei più contenta se avessi un abitino pulito anch'io... ». - «Sii sempre buona, Sara, e ti darò anche il vestito pulito». Il mattino dopo, si ritrovò con un bel vestitino pulito, senza rattoppi. E con le scarpe. Andò alla fontana per ringraziare la fatina, quando per strada, scorse una donna molto elegante, troppo elegante, e con diversi gioielli. Divenne allora malinconica, finché, giunta alla fontana vide ancora la fatina a cui disse: «Cara fatina, ti ringrazio tantissimo, ma potrei avere un vestito elegante e dei gioielli? ».
Questa volta, la fata sempre sorridente, divenne triste, pensierosa e silenziosa. Poi disse: «Sii sempre buona, Sara, ed avrai l'abitino nuovo». Il giorno dopo, aprendo gli occhi, Sara trovò accanto al letto uno stupendo vestito lussuoso, calze di seta, scarpe con le fibbie d'argento, una collana di perle luccicanti, orecchini con gli smeraldi. Per la meraviglia rimase a bocca aperta per un bel po'. Ci mise molto a vestirsi quella mattina e per la prima volta in vita sua dimenticò le preghiere. Non ebbe fretta, andando alla fontana quella mattina. Camminava pavoneggiandosi, facendo frusciare i vestiti e tintinnare i gioielli. Le altre ragazze del villaggio la guardavano con ammirazione e invidia. Le comari, vedendola camminare a testa alta, dicevano: «Guardate un po': Sara è diventata la regina del villaggio». Sara, che sentiva tutto, si guardava attorno con fierezza ed alterigia. Alla fontana, come al solito, c'era la fata. «Buongiorno, Sara. Sei contenta adesso?». Sara guardò la fata con un pizzico di fastidio e tanta superbia. «Non mi chiamo più Sara. Ora mi chiamano "Regina del villaggio". E vorrei...».
La fata le rivolse uno sguardo molto severo.
«Le ultime cose che ti ho dato ti hanno cambiato il cuore, come temevo figlia mia. Le prime erano necessarie o utili, le ultime superflue. Sei diventata superba. Per questo perderai tutto: casa, galline, vaccherella e vestito. Addio, Regina del villaggio». La fata svanì per sempre e Sara si ritrovò alla fontana, povera come prima. Pianse. Poi dopo, disse: «Ben mi sta» pensò. «Chissà dove m'avrebbero portata la vanità e la superbia che mi erano entrate nel cuore».

(Ignoto)



Ovviamente, non basta essere buoni, per avere il necessario e l'utile. Ma il superfluo, fa male. Non solo nelle favole.

_________________
Il Venerabile Beda

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Noi, siamo sfacciatamente di parte, e ce ne vantiamo!

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 Oggetto del messaggio: La Regina del villaggio
MessaggioInviato: sabato 29 gennaio 2011, 20:13 
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Iscritto: martedì 11 gennaio 2011, 18:01
Messaggi: 290
Molto carina... Mi ricorda una favola di Andersen...


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