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 Oggetto del messaggio: Il giardino di patate
MessaggioInviato: domenica 19 aprile 2009, 12:05 
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Iscritto: martedì 9 dicembre 2008, 18:26
Messaggi: 316
IL GIARDINO DI PATATE

Un vecchio arabo residente a Chicago da circa quarant'anni pianta delle patate nel suo giardino, ma arare la terra è diventato un lavoro troppo pesante per la sua veneranda età. Il suo unico figlio Ahmed sta studiando in Francia. Il vecchio manda un'e-mail a suo figlio spiegandogli il problema: "Caro Ahmed sono molto triste perché non posso piantare patate nel mio giardino quest'anno, sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. So che tu dissoderesti la terra e scaveresti per me. Ti voglio bene. Tuo padre".

Il giorno dopo il vecchio riceve un'e-mail di risposta da suo figlio: "Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare la terra del giardino! Lì è, dove ho nascosto ciò che tu sai... Ti voglio bene anch'io. Ahmed".

Alle quattro della mattina seguente arrivano la polizia, gli agenti dell'FBI, della CIA, i Ranger, i Marines, Sylvester Stallone, Chuck Norris, Arnold Schwarzenegger ed i massimi esponenti del Pentagono che rivoltano il giardino come un guanto, cercando materiale per costruire bombe, antrace o qualsiasi altra cosa. Non trovando nulla, se ne vanno con le pive nel sacco...

Lo stesso giorno l'uomo riceve un'e-mail da suo figlio: "Caro papà, sicuramente la terra adesso è pronta per piantare le patate. Questo è il meglio che ho potuto fare velocemente, date le circostanze. Ti voglio bene. Ahmed."

In questi giorni ho letto con grande piacere il bel libro di un caro amico (e collaboratore di Hr On Line), Gabriele Gabrielli. Si tratta di uno dei rari casi in cui l'autore scrive ciò che fa e fa ciò che scrive. Il volume, "Il lavoro a più dimensioni", edito da Luiss University Press, merita assolutamente di essere letto, per i molti spunti che se ne può trarre. Uno qui mi interessa sottolineare. Ogni giorno siamo immersi nella quotidianità del nostro lavoro. Mediamente tutti lavoriamo molto, ed è sempre più raro trovare qualcuno che parla con soddisfazione del suo lavoro o dell'organizzazione di appartenenza. Ognuno di noi si sente un po' in terra straniera, come il nostro arabo a Chicago. Come Ahmed, il nostro obiettivo è, a ben guardare, modesto: arare la terra con soddisfazione, nostra e di nostro padre. Ma ciò di fatto è reso impossibile dal sistema complesso in cui siamo inseriti. E allora dobbiamo tutti i giorni inventarci i più strani espedienti per raggiungere i nostri obiettivi, esattamente come Ahmed, in barba alle teorie manageriali che andiamo talvolta a predicare a persone dai visi ancora più perplessi dei nostri. Dobbiamo allora ritrovare il senso di ciò che facciamo nella nostra quotidianità concreta. E dobbiamo parlare di ciò che facciamo, e fare ciò di cui parliamo. Nei frammenti di quotidianità di Gabrielli questo è quello che ho imparato e che vi ripropongo. Mi fermo qui, scusatemi, ma devo tornare a lavorare...

di Paolo Iacci


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 Oggetto del messaggio: Il giardino di patate
MessaggioInviato: domenica 19 aprile 2009, 14:45 
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Iscritto: venerdì 3 ottobre 2008, 19:22
Messaggi: 1667
Località: Cavour
Sito web: Visita
[k-grazie] Fanny mi piace tanto parlare del mio lavoro e farlo perché mi riempie il cuore di gioia fare qualcosa di buono per gli altri e rendermi utile.
Mi è piaciuto tantissimo l'es. del figlio che sa comunque come aiutare il padre in modo originalissimo e lo rende felice per le patate che può seminare. Anche noi possiamo fare molto quando ci attiviamo e non guardiamo secondo gli schemi che la società ci impone!

_________________
Angolo di cielo, link ufficiale: http://angolodicielo.altervista.org


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