Angolo di cielo

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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: mercoledì 16 giugno 2010, 0:17 
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Iscritto: domenica 5 luglio 2009, 1:55
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Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse...

Si chiamava Fleming ed era un povero contadino scozzese.
Un giorno, mentre stava lavorando, sentì un grido d'aiuto venire da una palude vicina.
Immediatamente, lasciò i propri attrezzi e corse alla palude.
Lì, bloccato fino alla cintola nella melma nerastra,
c'era un ragazzino terrorizzato che urlava e cercava di liberarsi.
Il fattore Fleming salvò il ragazzo da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e orribile.
Il giorno dopo una bella carrozza attraversò i miseri campi dello scozzese; ne scese un gentiluomo elegantemente vestito che si presentò come il padre del ragazzo che Fleming aveva salvato: "Vorrei ripagarvi, gli disse il gentiluomo, avete salvato la vita di mio figlio".
"Non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto" replicò il contadino scozzese rifiutando l'offerta.
In quel momento il figlio del contadino si affacciò alla porta della loro casupola.
"È vostro figlio?" chiese il gentiluomo.
"Sì" rispose il padre orgoglioso.
"Vi propongo un patto: lasciate che provveda a dargli lo stesso livello di educazione che avrà mio figlio.
Se il ragazzo somiglia al padre, non c'é dubbio che diventerà un uomo di cui entrambi saremo orgogliosi".
E così accadde. Il figlio del fattore Fleming frequentò le migliori scuole dell'epoca, si laureò presso la scuola medica dell'ospedale St.Mary di Londra e diventò celebre nel mondo come sir Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.
Anni dopo, lo stesso figlio del gentiluomo che era stato salvato dalla palude si ammalò di polmonite.
Questa volta fu la penicillina a salvare la sua vita.
Il nome del gentiluomo era lord Randolph Churchill e quello di suo figlio sir Winston Churchill.


Lavorare come se non aveste bisogno di danaro,
amare come se non foste mai stati feriti,
danzare come se nessuno stesse a guardare,
cantare come se nessuno stesse a sentire,
vivere come se in terra ci fosse il paradiso.
L'amore è l'unica cosa che si moltiplica per divisione.
Più lo doni e più aumenta...


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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: martedì 22 giugno 2010, 12:02 
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Iscritto: domenica 5 luglio 2009, 1:55
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Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse...

Indossava il vestito più bello, di un luminoso color arancione,
aveva i capelli raccolti con un nastro rosso e oro ed era pronta a uscire per andare a scuola.
Era il «giorno del padre» e tutti i bambini avrebbero dovuto arrivare a scuola accompagnati dal loro papà.
Lei sarebbe stata l'unica con la mamma.
La mamma le aveva suggerito di non andare perché i suoi compagni non avrebbero capito.
Ma la bambina voleva parlare a tutti del suo papà, anche se era un po' diverso dagli altri.
A scuola c'era una folla di papà che si salutavano un po' imbarazzati e bambini impazienti che li tenevano per mano.
La maestra li chiamava uno dopo l'altro e ciascuno presentava a tutti il suo papà.
Alla fine la maestra chiamò la bambina con il vestito arancione e tutti la guardarono, cercando l'uomo che non era là.
«Dov'è il suo papà?» chiese un bambino.
«Per me non ce l'ha» esclamò un altro.
Dal fondo una voce brontolò:
«Sarà un altro padre troppo occupato che non ha tempo per venire».
La bambina sorrise e salutò tutti.
Diede un' occhiata tranquilla alla gente, mentre la maestra la invitava a sbrigarsi.
Con le mani composte e la voce alta e chiara, cominciò a parlare:
«Il mio papà non è qui perché vive molto lontano.
lo però so che desidererebbe tanto essere qui con me e voglio che sappiate tutto sul mio papà e quanto mi vuole bene.
Gli piaceva raccontarmi le storie, mi insegnò ad andare in bicicletta.
Mi regalava una rosa rossa alle mie feste e mi insegnò a far volare gli aquiloni.
Mangiavamo insieme gelati enormi e, anche se non lo vedete,
io non sono sola perché il mio papà sta sempre con me, anche se viviamo lontani.
Lo so perché me l'ha promesso lui, che sarebbe stato sempre nel mio cuore».
Dicendo questo, alzò una mano e la posò sul cuore.
La sua mamma, in mezzo alla schiera dei papà la guardava con orgoglio, piangendo.
Abbassò la mano e terminò con una frase piena di dolcezza:
«Amo molto il mio papà. È il mio sole e se avesse potuto sarebbe qui, ma il cielo è lontano.
Qualche volta, però, se chiudo gli occhi, è come se non se ne fosse mai andato».
Chiuse gli occhi e la madre sorpresa vide che tutti, padri e bambini, chiusero gli occhi.
Che cosa vedevano? Probabilmente il papà vicino alla bambina.
«So che sei con me, papà» disse la bambina rompendo il silenzio.
Quello che accadde dopo lasciò tutti emozionati.
Nessuno riuscì a spiegarlo, perché tutti avevano gli occhi chiusi,
però sul tavolo ora c'era una magnifica e profumata rosa rossa.
E una bambina aveva ricevuto la benedizione dell'amore del suo papà
e il dono di credere che il cielo non è poi così lontano.

Il cielo effettivamente non è lontano...


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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: lunedì 28 giugno 2010, 14:38 
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Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse...

C'era una volta un punto interrogativo.
Era molto grazioso e come tutti i punti interrogativi aveva l'aria molto intelligente.
Da un po' di tempo però girava per il paese sconsolato, amareggiato, deluso e depresso.
Apparentemente nessuno lo voleva più.
Tutti ricorrevano con sempre maggiore frequenza al suo nemico acerrimo: il punto esclamativo.
Tutti gridavano: «Avanti! Fermi! Muoviti! Togliti dai piedi!».
Il punto esclamativo è tipico dei prepotenti e oramai i prepotenti dominano il mondo.
Anche per le strade e le vie cittadine dove un tempo il punto interrogativo si sentiva un re,
non c'era più nessuno che chiedeva: «Come stai?», sostituito da «Ehilà!».
Non c'era più nessuno che fermava l'auto, abbassava il finestrino e chiedeva:
«Per favore, vado bene per Bergamo?».
Ora, usavano tutti il navigatore satellitare che impartisce gli ordini con decisione:
«Alla prima uscita svoltare a destra!».
Stanco di girovagare, si rifugiò in una famiglia.
I bambini hanno sempre amato i punti interrogativi.
Ma anche là trovò un padre e un figlio adolescente che duellavano tutto il giorno con i punti esclamativi.
«Non mi ascolti mai!».
«Non m'importa che cosa pensi! Qui comando io!».
«Basta! Me ne vado per sempre!».
Alla fine il padre era spossato e deluso, il figlio mortificato e scoraggiato, quindi aggressivo.
E soffrivano perché non c'è niente di più lacerante che essere vicini fisicamente e lontani spiritualmente.
Il punto interrogativo si appostò sotto il lampadario e alla prima occasione entrò in azione.
Accigliato e con i pugni chiusi, il padre era pronto allo scontro,
ma dalla sua bocca uscì un: «Che ne pensi?» che stupì anche lui.
Il figlio tacque sorpreso.
«Davvero lo vuoi sapere, papà?».
Il padre annuì. Parlarono.
Alla fine dissero quasi all' unisono:
«Mi vuoi ancora bene?».
Il punto interrogativo, felice, faceva le capriole sopra il lampadario.


Il punto interrogativo non è arrogante,
ma rispettoso della libertà e della responsabilità dell' altro.
Anche la Bibbia è piena di punti interrogativi:
«Adamo dove sei?», «Caino, dov'è tuo fratello?»,
«Volete andarvene anche voi?», «Pietro, mi ami tu?»


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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: lunedì 6 dicembre 2010, 15:15 
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Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse...

Si racconta che un alpinista, dopo lunghi anni di preparazione,
decise di realizzare il suo sogno e di scalare una montagna molto alta.
Volendo tutta la gloria per sé, decise di andarci da solo.
Le ore passarono in fretta e l'oscurità lo sorprese.
Non avendo il necessario per accamparsi, decise di proseguire la scalata.
Il buio gli impediva di vedere il proprio sentiero. Le nuvole nascondevano la luna e le stelle.
Aveva quasi raggiunto la vetta quando l'inevitabile capitò.
Perse l'appoggio e cadde nel vuoto.
Ebbe giusto il tempo di vedere delle macchie scure e si sentì inghiottito dall'abisso.
I principali avvenimenti della sua vita sfilarono altrettanto velocemente davanti ai suoi occhi.
Sentiva la morte avvicinarsi quando un violento colpo sembrò quasi squarciargli il ventre:
aveva raggiunto la fine della corda di cui aveva fissato un'estremità nella roccia... e l'ancoraggio aveva fortunatamente resistito.
Riprese fiato e si rese conto di essere ancora li, sospeso nel buio e nel silenzio assoluti.
Ormai disperato, urlò:
" Dio mio, aiutami!!!"
Immediatamente, una voce grave e profonda penetrò il silenzio:
"Che vuoi che faccia?"
"Salvami, mio Dio!!!"
"Credi veramente che io possa salvarti?"
"Certamente, Signore!!!"
"Se è così, taglia la corda che ti mantiene!!!"
Ebbe un momento di esitazione, poi l'uomo si attaccò con maggiore disperazione alla corda.
Il gruppo di salvataggio racconta che l'indomani trovarono l'alpinista morto.
Il freddo l'aveva invaso e tra le sue mani indurite egli teneva ancora, disperatamente, la corda.

A soli due metri dal suolo...

Nella vita, dobbiamo prendere decisioni che mettono alla prova la nostra fede.
E tu? Tu che conti tanto sulle tue corde... Accetteresti di tagliarle?


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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: martedì 14 dicembre 2010, 12:19 
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Il Gufo nei suoi pensieri notturni disse...


Allora disse il gran Padre, il Padre di tutte le cose:
"Vai, vai e non ritornare da me prima di aver mostrato agli esseri la mia presenza!"
E ne fu spaventata.
Non era che una piccola goccia d'acqua.
Come avrebbe potuto dimostrare la potenza di Dio?
Voleva tornare indietro ma non poteva.
Era stata mandata.
Quando cadde dal cielo l'avvolse l'aria e quasi la consumò.
Poi fu impastata dalla terra.
Si vergognava perché prima era stata un piccolo specchio del cielo,
ora invece, era piena di polvere attaccaticcia.
E sentì una radice vicina.
E la radice l'afferrò.
Divenne parte di una pianta.
Fu una fibra, una goccia di frutto.
Si sentì bere più volte.
Spesso soffiata via nel vapore, si rapprese col freddo e ricadde giù.
Una lunga storia.
Imparò a sentirsi terra e vegetale.
Visse molte volte pulsazioni nel sangue dei viventi.
E fu fiume, lago, filo di perle quando cadeva nella rugiada del mattino.
Le sembrò di perdersi, di sparire.
Soffrì molto.
Ora cercata con rabbia, ora pestata e dimenticata.
Poi un giorno, il sole la prese con più forza del solito, e la portò con sé in alto.
Le disse: "Sono finite le tue stagioni, gocciolina, sali di nuovo.
Ti aspetta il Gran Padre!".
La goccia sali e le sembrò di essere felice.
Ma quando si vide protendersi in alto, ebbe nostalgia.
Il Padre delle cose le sorrise:
"Hai fatto bene, piccola mia - le disse - ora cosa vuoi?".
"Ritornare giù, papà, ritornare giù!
Qui vicino a te, sono un cristallo di gioia, ma laggiù,
nel mondo pieno di sete,
io sono molto di più: sono la tua presenza!".

Siamo tante piccole gocce.
E possiamo mostrare nella nostra vita la presenza di Dio...


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