Angolo di cielo

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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: lunedì 9 marzo 2009, 15:23 
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Il gufo nei suoi pensieri notturni disse:
Un papà aveva imparato che molti conflitti con i figli si risolvevano in pizzeria.
Per qualche anno, aveva portato fuori ogni tanto la figlia più grande,
per una specie di appuntamento padre-figlia.
Decise di fare lo stesso anche con la più piccola.
Per il primo appuntamento la portò a cena in una pizzeria vicino a casa.
Gli avevano appena servito la pizza quando decise che era il momento giusto per dire
alla bambina quanto lui le volesse bene e quanto la apprezzasse.
«Giulia, disse, voglio che tu sappia che ti voglio bene e che,
per me e la mamma, tu sei davvero speciale.
Preghiamo sempre per te, e ora che stai crescendo e diventi
ogni giorno che passa un ragazzina in gamba, non potremmo essere più orgogliosi».
Non appena ebbe terminato di pronunciare quelle parole,
rimase in silenzio e fece per prendere la forchetta così da iniziare a mangiare,
ma non riuscì a portare la forchetta alla bocca.
La bambina allungò la mano appoggiandola su quella del padre.
Gli occhi di lui incontrarono i suoi e, con una vocina dolce, la bambina disse:
«Aspetta, papà ... aspetta».
Il papà appoggiò la forchetta e spiegò di nuovo alla figlia
perché lui e la mamma la amavano e la stimavano.
Poi, di nuovo, afferrò la forchetta.
Ma per la seconda volta, e poi per la terza, e la quarta,
fu fermato sempre dalle stesse parole: «Aspetta, papà ... aspetta».
Quella sera il padre non riuscì a mangiare molto,
ma la bambina corse dalla mamma e le disse:
«Sono una figlia davvero speciale, mamma. Me l'ha detto papà!»

Amare qualcuno è molto bello.
L'importante è dirglielo

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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: lunedì 16 marzo 2009, 23:18 
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Il gufo nei suoi pensieri notturni disse...

Tre persone si trovarono un giorno davanti ad un fiume dalle acque rapide e minacciose.
Tutte e tre dovevano passare dall'altra parte.
Era molto importante per loro.
Il primo, un mercante scaltro e gran trafficante, abile nel gestire uomini e cose,
si inginocchiò e rivolse un pensiero a Dio:
«Signore, dammi il coraggio di buttarmi in queste acque minacciose e di attraversare il fiume.
Dall'altra parte mi attendono affari importanti.
Raddoppierò i miei guadagni, ma devo fare in fretta ... ».
Si alzò e, dopo un attimo di esitazione si tuffò nell'acqua.
Ma l'acqua lo trascinò a valle.
Il secondo, un soldato noto per l'integrità e la forza d'animo, si mise sull'attenti e pregò:
«Signore, dammi la forza di superare questo ostacolo. lo vincerò il fiume,
perché lottare per la vittoria è il mio motto».
Si buttò senza tentennare, ma la corrente era più forte di lui e lo portò via.
La terza persona era una donna.
A casa l'attendevano marito e figli.
Anche lei si inginocchiò e pregò:
«Signore, aiutami, dammi il consiglio e la saggezza per attraversare questo fiume minaccioso».
Si alzò e si accorse che poco lontano un pastore sorvegliava il gregge al pascolo.
«C'è un mezzo per attraversare questo fiume?» gli chiese la donna.
«A dieci minuti di qui, dietro quella duna, c'è un ponte» rispose il pastore.

Per superare le difficoltà e i pericoli che si presentano nella vita, a volte
basta riconoscersi bisognosi di aiuto e qualcuno che dia l'indicazione giusta...

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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: mercoledì 25 marzo 2009, 23:57 
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In un lontano paese, una povera vedova si manteneva prestando servizio ad una ricca
e misteriosa signora che viveva solitaria in una villa dall'aspetto lugubre,
semi nascosta nel cuore di un bosco.
La buona vedova compiva il suo lavoro con generosità e precisione,
e un giorno inaspettatamente la signora le fece un regalo: un anello straordinario.
«Ruotando due volte questo anello intorno al dito,
ti potrai trasformare in tutto ciò che vorrai» le spiegò la strana signora.
La vedova non ci fece un gran caso, ma quando una terribile carestia si abbatté sulla regione, si ricordò dell' anello.
Lo girò due volte attorno al dito e si trasformò in un magnifico falco dalle ali affilate.
Aveva deciso di volare fino a trovare una terra che potesse fornire sostentamento al figlio e ai suoi vicini.
Volò fino ad esaurire le forze, poi tornò mestamente nella sua casa.
La carestia aveva colpito tutte le terre del regno.
Non c'era scampo per nessuno.
Ma la donna non si rassegnò.
Ruotò l'anello due volte e si trasformò in un' enorme e fragrante forma di pane.
Quando suo figlio tornò a casa e vide quella enorme pagnotta,
cominciò a mangiare di gusto.
Era solo pane, ma saziava in modo mirabile.
Mentre masticava con voluttà, il figlio della vedova
vide passare un vicino di casa con cui aveva avuto molti dissapori e che gli ispirava una fortissima antipatia.
Era deciso ad ignorarlo, ma una scossa al cuore lo costrinse ad invitarlo a condividere quel pane miracoloso.
La voce si sparse e da tutto il villaggio la gente accorse: grandi e piccoli,
giovani e vecchi, poveri, ammalati e sani, disperati e inquieti.
Quel pane sembrava non finire mai. Inoltre non si limitava a togliere la fame,
ma infondeva serenità e voglia di pace, senso di bontà e salute per il corpo.
Quelli che erano nemici si riconciliavano e quelli che prima si ignoravano si sorridevano cordialmente.
Ogni notte, l'ultima briciola di pane si trasformava di nuovo nella vedova generosa.
Ogni mattino, la donna ridiventava una gigantesca pagnotta profumata e deliziosa,
che nutriva il corpo e lo spirito della gente del villaggio.
Così fu fino al nuovo raccolto.
Quel giorno fu organizzata una grande festa.
Naturalmente partecipo' anche la vedova.
Tutti quelli che si avvicinavano a lei provavano una strana sensazione:
la donna profumava di pane appena sfornato...


«Mentre stavano mangiando, Gesù prese il pane,
fece la preghiera di benedizione,
spezzò il pane, lo diede ai discepoli e disse:
Prendete: questo è il mio corpo»
(Marco 14,22).

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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: lunedì 30 marzo 2009, 16:12 
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C'era una volta un filo di cotone che si sentiva inutile.

«Sono troppo debole per fare una corda» si lamentava.
«E sono troppo corto per fare una maglietta.
Sono troppo sgraziato per un arazzo e non servo neppure per un ricamo da quattro soldi.
Sono scolorito e ho le doppie punte ...
Ah, se fossi un filo d'oro, ornerei una stola, starei sulle spalle di un prelato!
Non servo proprio a niente.
Sono un fallito! Nessuno ha bisogno di me.
Non piaccio a nessuno, neanche a me stesso!».

Si raggomitolava sulla sua poltrona,
ascoltava musica triste e se ne stava sempre solo soletto.
Lo udì un giorno un mucchietto di cera e gli disse:

«Non ti abbattere in questo modo, piccolo filo di cotone.
Ho un'idea: facciamo qualcosa noi due, insieme!
Certo non possiamo diventare un cero da altare o da salotto:
tu sei troppo corto e io sono una quantità troppo scarsa.
Però possiamo diventare un lumino, e donare un po' di calore e un po' di luce.
A qualcuno saremo certamente utili!
È meglio illuminare e scaldare un po' piuttosto che stare nel buio a brontolare!»

Il filo di cotone accettò di buon grado .
Unito alla cera, divenne un lumino, brillò nell'oscurità ed emanò calore.
E fu felice di sentirsi utile...


Chissà quanti fili di cotone troppo corti ci sono nel mondo:
hanno bisogno solo di trovare un mucchietto di cera per essere felici...

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 Oggetto del messaggio: I Pensieri del Gufo
MessaggioInviato: lunedì 6 aprile 2009, 8:41 
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Il gufo nei suoi pensieri notturni disse:
Un giorno un tale si avvicinò a Gesù e gli disse:
«Maestro, tutti noi sappiamo che tu vieni da Dio e insegni la via della verità.
Ma devo proprio dirti che i tuoi seguaci,
quelli che chiami i tuoi apostoli o la tua comunità, non mi piacciono per niente.
Ho notato che non si distinguono molto dagli altri uomini.
Ultimamente ho fatto una solenne litigata con uno di essi.
E poi, lo sanno tutti che i tuoi discepoli non vanno sempre d'amore e d'accordo.
Ne conosco uno che fa certi traffici poco puliti...
Voglio perciò farti una domanda molto franca:
è possibile essere dei tuoi senza avere niente a che fare con i tuoi cosiddetti apostoli?
Io vorrei seguirti ed essere cristiano (se mi passi la parola), ma senza la comunità,
senza la Chiesa, senza tutti questi apostoli!».
Gesù lo guardò con dolcezza e attenzione.
«Ascolta», gli disse «ti racconterò una storia:

C'erano una volta alcuni uomini che si erano seduti a chiacchierare insieme.
Quando la notte li coprì con il suo nero manto, fecero una bella catasta di legna e accesero il fuoco.
Se ne stavano seduti ben stretti, mentre il fuoco li scaldava e il bagliore della fiamma illuminava i loro volti.
Ma uno di loro, ad un certo punto,
non volle più rimanere con gli altri e se ne andò per conto suo, tutto solo.
Si prese un tizzone ardente dal falò e andò a sedersi lontano dagli altri.
Il suo pezzo di legno in principio brillava e scaldava.
Ma non ci volle molto a illanguidire e spegnersi.
L'uomo che sedeva da solo fu inghiottito dall'oscurità e dal gelo della notte.
Ci pensò un momento poi si alzò,
prese il suo pezzo di legno e lo riportò nella catasta dei suoi compagni.
Il pezzo di legno si riaccese immediatamente e divampo' di fuoco nuovo.
L'uomo si sedette nuovamente nel cerchio degli altri.
Si scaldò e il bagliore della fiamma illuminava il suo volto».
Sorridendo, Gesù aggiunse:
«Chi mi appartiene sta vicino al fuoco, insieme ai miei amici.
Perché io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e ciò che desidero di più è vederlo divampare».




È proprio questo, la Chiesa: la garanzia di stare vicino al fuoco!
Il rischio è che la vita venga inghiottita dall'oscurità e dal gelo di questo mondo

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