Angolo di cielo

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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: I bruchi
MessaggioInviato: martedì 13 ottobre 2009, 18:41 
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Iscritto: martedì 28 aprile 2009, 12:41
Messaggi: 154
C'era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi.
Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese.
Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso.
La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla.
Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po' per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il
centro.
I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita.
Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere.
Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate.
Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo
sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi
ospiti.
Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso.
"Sei veramente fortunato, vecchio mio", diceva Giovanni al gelso.
"Te ne stai tranquillo in ogni caso.
Sai che dopo l'estate verrà l'autunno, poi l'inverno, poi tutto ricomincerà.
Per noi la vita è così breve.
Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito".
Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po': "Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata...".
Giovanni agitava il testone e brontolava: "Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo.
Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia.
Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta".
"Ma Giovanni", chiese una volta il gelso, "tu non sogni mai?".
Il bruco arrossi.
"Qualche volta", rispose timidamente.
"E che cosa sogni?".
"Gli angeli", disse, "creature che volano, in un mondo stupendo".
"E nel sogno sei uno di quelli?". "...Si", mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo.
Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere.
"Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni
si avverano e non ci credete!".
Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. "Chi ti mette queste idee in testa?", brontolava Pierbruco.
"Il tempo vola, non c'è niente dopo! Niente di niente.
Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!
"Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati...".
"Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni", rispondeva l'amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare.
"Presto tutto finirà...scrunch... Non c'è niente dopo...scrunch...
Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso...scrunch...
ma...scrunch...non sono felice...scrunch.
I sogni resteranno sempre sogni.
Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni", bofonchiava, lavorando di mandibole.
Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso.
Un mattino,anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso.
"Sono venuto a salutarti.
E' la fine. Guarda sono l'ultimo.
Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!". "Finalmente!
Potrò far ricrescere un po' di foglie!
Ho già incominciato a godermi il silenzio!
Mi avete praticamente spogliato!
Arrivederci, Giovanni!", sorrise il gelso.
"Ti sbagli gelso.
Questo...sigh...è...è un addio, amico!",
disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza.
"Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!".
Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo.
"Oh", ribatté il gelso, "vedrai".
E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami.
A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso.
"Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?".
"Ciao Giovanni!
Hai visto, che avevo ragione io?"sorrise il vecchio albero.
"O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?".
Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi.
Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.
Mangiano, bevono e si divertono più che possono:dopotutto non si vive una volta sola?
Nulla di male, sia ben chiaro.
Ma la loro vita è tutta qui.
Per loro, la parola risurrezione non significa nulla.
Eppure non sono felici...


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 Oggetto del messaggio: I bruchi
MessaggioInviato: sabato 17 ottobre 2009, 9:28 
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Iscritto: venerdì 3 ottobre 2008, 20:22
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Molte persone ragionano come i bruchi perché non sperano nell'aldilà e nella vita eterna che ci è stata promessa quella da farfalle libere del peso del nostro corpo e piene di vita per andare vicino a chi amiamo e ci cerca. Talora parlando con gli amici sento dire non è la stessa presenza del corpo è vero ma sicuramente è davvero molto più intensa perché passa attraverso il nostro corpo guidandoci con amore. Poi dipende da ognuno di noi riuscire a sentire o meno questa condivisione. Solo Giovanni si interrogava e ha potuto parlare al gelso ricordandosi che ora aveva le ali e confidando in quel che gli aveva detto ed è stato il suo destino.

_________________
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