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 Oggetto del messaggio: Gesù e la samaritana
MessaggioInviato: domenica 20 marzo 2011, 23:59 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 15:59
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Il punto di partenza delle nostre riflessioni è dunque la sete, anzitutto come fatto fisico. Il punto di arrivo sarà però la sete come simbolo di tutti i desideri che attraversano il cuore umano. L'uomo è impastato di desiderio, il desiderio è la molla della vita. In sostanza «i nostri desideri ci definiscono: siamo più o meno ciò che desideriamo» (Augustin Guillerand). Ma non sempre le nostre aspirazioni sono limpide, pulite: a volte - come è stato detto - «I desideri del cuore sono contorti come un cavatappi» (Hauden, Wistan Hugh). L'uomo dunque desidera, e non c'è coca-cola che possa estinguere la sete del suo cuore. Perché? Forse perché siamo nati da un desiderio di Dio. Conosciamo e - credo - condividiamo la famosa invocazione di sant'Agostino: «Tu ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». Questa è probabilmente la sintesi di tutto, ma quanto coraggio occorre per vivere in tale clima spirituale. Dunque sete, anzitutto come fatto fisico. Apprezziamo l'acqua, amata e elogiata da san Francesco: «Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta». E Israele, popolo errante nel deserto, correva il rischio di morire per mancanza di acqua. Fenomeno antico, ma anche attuale: ogni tanto in TV ci descrivono la sete dell'Africa Centrale, dell’avanzata del deserto che divora i campi, i popoli ridotti alla fame, minacciati di sterminio. Qualcosa di implacabile, contro cui si lotta con disperazione. Così accadeva a Israele nel deserto del Sinai. Il popolo assetato si domandava: «Ma il Signore è in mezzo a noi, sì o no?». Perché permette che il popolo libico subisca angherie? Il posto dove si verificò l'episodio antico venne chiamato in ebraico «Massa e Meriba», che tradotto in italiano significa «Prova e contesa». Cioè: luogo in cui il popolo di Israele mise alla prova il suo Dio, e venne a contesa con lui. La risposta del Signore fu che Mosé colpì col bastone la roccia, e dalla roccia zampillò una sorgente, e ci fu acqua abbondante per tutti. Quella roccia con la sorgente, è diventata simbolo. Simbolo dell'aiuto di Dio. Simbolo anche di Cristo, che è roccia da cui zampilla «l'acqua viva»: l'acqua spirituale che il Signore offrì alla Samaritana. E continua a offrire a tutti noi. Anche il racconto del Vangelo presenta all'inizio la sete come fatto fisico. Gesù si riposa presso un pozzo, non lontano dalla città di Sicar, nella parte centrale della Palestina. Ha sete. Gli apostoli sono andati a un villaggio vicino per fare provviste. Gesù ha sete, ma non c'è nulla con cui attingere l'acqua dal pozzo profondo. Ed ecco la Samaritana. Ha bisogno di acqua, viene col necessario per attingere. Gesù le chiede: «Dammi da bere», e così nasce il dialogo. Si passa dalla sete come fatto fisico ai desideri del cuore, e poi al piano superiore: quello dei bisogni dello spirito. Dal dialogo si apprende che la Samaritana non si è tirata indietro nella vita, è - come si direbbe in musica - «andante con brio». Ha già collezionato cinque mariti e ora ne ha un sesto. Se si può parlare di mariti. Oggi si direbbe conviventi, compagni di vita, o «affettuose amicizie». È il guazzabuglio, il cuore con la sua sete, le sue instabilità e aberrazioni. Intanto possiamo ricordarci che esistono vari tipi di sete, di desideri. E va da sé la sete fisica, del corpo, che sovente si accompagna con la fame, la miseria, che spinge a cercare nel deserto, a volte con disperazione. Ma c'è quell'altro livello di sete e di desiderio, più comune e normale: la sete di noi gente che tutto sommato sta bene ma desidera di più. Abbiamo bisogno di affermarci, possedere, primeggiare sugli altri. L'automobile, gli abiti firmati, chi può lo chalet ai monti, lo yacht al mare, le ferie nei posti esclusivi… Ma per fortuna scopriamo che esiste anche un terzo livello di desideri. Lo scopriamo quando ci raccogliamo nel nostro intimo a pensare al senso della vita, al tempo che passa, alle illusioni e delusioni collezionate. Ci accorgiamo che non possiamo avere tutto, che forse non ne vale la pena. Ci prende quel senso di insoddisfazione, di non appagamento per le cose, che spinge a guardare più lontano e più in alto. Scopriamo allora che l'oggetto vero della nostra sete è Dio. A portare la conversazione al livello più alto, quello dei desideri spirituali, è proprio la Samaritana. Dice a Gesù: «Vedo che tu sei un profeta». E poi lo interroga. Vuole sapere in quale luogo si deve adorare Dio. Loro, i Samaritani, lo adoravano su un monte li vicino, il Garizim, mentre gli israeliti pregavano nel Tempio di Gerusalemme. Ecco un bell'esempio di campanilismo. Chi dunque aveva ragione? Anzitutto risolve il suo problema: «È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Il campanilismo tra samaritani e giudei è così superato da Gesù. Poi il Signore le confida una verità che finora aveva nascosto ai sapienti e potenti, che si erano rivelati malamente curiosi a suo riguardo: la aiuta a capire l'eccezionalità di quell'incontro: lei sta parlando con il Messia. La Samaritana è svelta a imparare, e ora sa. Sa che le cose di quaggiù non bastano. Infatti ha appreso riguardo al pozzo che «Chi beve di quest'acqua avrà di nuovo sete». Impara da Gesù: «Chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete», e pur essendo venuta al pozzo con la sua anfora per attingere, chiede l'acqua a Lui. Sull'esempio della Samaritana, anche noi siamo invitati a mettere un po' di ordine nei nostri desideri. Il nostro destino è di avere sempre sete. Non dimentichiamolo, Dio ci ha strutturati così. Siamo nati da un Suo desiderio. E corriamo da tutte le parti ad abbeverarci. Ma di che cosa? Ora, come uomini e cristiani, abbiamo imparato a distinguere: tra ciò che ci fa crescere solo agli occhi degli altri, come gli stipendi, le automobili, eccetera, e ciò che ci fa crescere agli occhi di Dio, come l'amore fraterno, la solidarietà con i nostri cari, la capacità di perdonare e farsi perdonare. Uno dei primi teologi della Chiesa, san Gregorio Nazianzeno, proponeva ai cristiani del suo tempo questa curiosa considerazione: «Dio ha sete che si abbia sete di lui». Forse questo è anche il senso della vita. Siamo nati da un desiderio di Dio. Abbiamo dunque bisogno dell'acqua viva portata da Gesù Cristo. In pratica la Samaritana interroga Gesù su come dare un senso religioso all'esistenza, sia pure usando dei termini un po' approssimativi. E Gesù vede che questa donna, nonostante le miserie della sua vita privata, è capace di aspirazioni superiori. E la prende molto sul serio.

(Ignoto)

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Il Venerabile Beda

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Noi, siamo sfacciatamente di parte, e ce ne vantiamo!

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