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 Oggetto del messaggio: Lo svegliarino monastico
MessaggioInviato: giovedì 21 ottobre 2010, 19:31 
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Iscritto: venerdì 5 marzo 2010, 1:01
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L'orologio, come strumento vero e proprio che conosciamo noi, è nato circa sette secoli fa, ma già da prima si studiava il suo meccanismo. Paradossalmente, alla nascita era molto più grande e non serviva di giorno, dal momento che il Sole col suo corso apparente ne suggeriva il trascorrere insieme alla fame.
Di notte, invece, cessavano entrambi i riferimenti e poiché non tutti potevano dormire, si avvertì l'esigenza di valutare con discreta precisione il passare delle ore, in ambito militare e religioso. Vigilia, infatti, fu definito il turno di guardia notturno speso dalle ronde a perlustrare il perimetro dell'accampamento; veglia, invece, la parentesi notturna spesa dai sacerdoti a pregare. Ambedue le attività erano finalizzate alla salvezza della comunità di appartenenza e andavano quindi svolte con la massima dedizione e meticolosità.
Le soluzioni per avere un segna tempo, all'inizio furono ricavate per analogia, con il dipanarsi dei fenomeni fisici noti e ripetibili; nettamente diverso, invece fu il sistema adottato per produrli, contemplando il defluire dell'acqua da un recipiente, il consumarsi di una candela o lo scendere di un peso. Nei corpi di guardia, fu presto adottata la clessidra per i turni di ronda, struento che non indica l'ora ma la durata ideale per uno scopo.
Il problema della determinazione dell'orario notturno si ripresentò ai monaci nel tardo Medio Evo, poiché diversamente dai legionari, non avevano interesse a conoscere la durata della veglia, determinata dalla preghiera, ma il suo inizio nel cuore della notte. Occorreva uno strumento in grado di svegliarli.
Esistevano orologi ad acqua in grado di battere le ore, ma erano complessi e costosi. Occorreva uno strumento che desse un suono forte, capace di destare il sonno oltre che di misurare il tempo. Nacque così lo svegliarino monastico, precursore dell'orologio meccanico nonché delle maggiori invenzioni medievali.
Lo svegliatore fu la soluzione meccanica di un'esigenza implicita nella regola monastica, benedettina in particolare. Nell'arco della giornata, infatti, la preghiera si sarebbe dovuta elevare soprattutto in coincidenza con le fasi salienti della Passione di Cristo che, ricalcate sulla liturgia ebraica, scandivano un avvicendarsi di ore per il culto, definite canoniche, che per le Costituzioni Apostoliche furono 6: Lodi, al sorgere del Sole; Prima, alle 6; terza intorno alle 9,00; Sesta, intorno alle 12; Nona, intorno alle 15; Vespri intorno al tramonto. San Francesco relazionò tali ore alla Passione di Cristo, associando a ciascua un tema di meditazione: Compieta, Cristo prega nel Getsemani; Mattutino, è interrogato dal Sinedrio; Ora Prima, è davanti a Pilato; Ora Terza, è condannato; Ora Sesta è crocifisso; Ora Nona, muore sulla Croce; Vespro risorge.
Ma era stato san Benedetto a introdurre la Compieta, la settimaora canonica, sebbene studi più accurati l'abbiano già individuata in ore precedenti nelle regioni orientali e anche la preghiera notturna con le interrogazioni del riposo. Così al capitolo XVI della Regola di san Benedetto:

Cita:
1. "Sette volte al giorno ti ho lodato" dice il profeta; 2. Questo sacro numero di sette sarà adempiuto da noi, se assolveremo i doveri del nostro servizio alle Lodi, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e Compieta; 3. Perché proprio di queste ore diurne il profeta ha detto: "Sette volte al giorno ti ho lodato"; 4. Infatti nelle vigilie notturne lo stesso profeta dice: "Nel mezzo della notte mi alzavo per lodarti"; 5. Dunque in queste ore innalziamo lodi al nostro Creatore "per le ore della sua giustizia" e cioè alle Lodi, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e a Compieta e di notte alziamoci per celebrare la sua grandezza".


Il vero interesse dei monaci non era conoscere l'ora esatta del giorno che poteva essere fornita da qualsiasi meridiana, ma l'inizio di ogni ora canonica col suono di una campanella. Dal punto di vista meccanico, uno svegliatore monastico si può considerare un congegno marcatempo azionato a un motore di gravità, un peso che rilascia l'energia potenziale di posizione di cui dispone, in seguito di quella elastica di una molla in maniera frazionata tramite un meccanismo di parzializzazione. Quest'ultimo ne blocca l'immediata cessione, frazionandone il moto, in tante oscillazioni regolari, il cui isocronismo era uniformato da un dispositivo a bilancere, detto scappamento.
Quanto all'indicazione, è fornita acusticamente con una campanella azionata da un secondo peso, con un meccanismo riattivato giorno per giorno, scampanellata dopo scampanellata. L'impiego della segnalazione acustica divenne basilare negli orologi da campanile, in quanto potevano così fornire l'indicazione dell'ora all'interno delle case, nonché di notte, senza osservazione del quadrante, mentre la macchina diverrà a sua volta sempre più complessa, suscitando l'interesse persino di Leonardo da Vinci.
Dal punto di vista funzionale uno svegliatore monastico, si compone di tre sistemi meccanici: quelli del tempo, di controllo e della suoneria.
Alla fine dell'XI secolo, si arrivò ad un congegno in cui si udiva un "tic" e dopo un "tac". Il tic tac dell'orologio cominciò così a scandire la Storia, trovando fra i più accorti osservatori persino Dante, che lo cita nel X Canto del "Paradiso":

Cita:
Luna parte l'altra tira ed urge / tin tin sonando con si dolce nota.


Un treno di ingranaggi, ruote e pignoni, provvedeva alla rotazione del quadrane e, più tardi, delle sole lancette. Il movimento di ogni ruota, a partire dalla maestra avveniva con velocità angolare e crescente, per cui ancora Dante nel XXIV Canto del Paradiso, così osservò:

Cita:
È come cerchi in tempia d'oriuoli / si giran chèl primo a pon mente / quieto par, e l'ultimo che voli...


Immagine

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Venusia


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