Angolo di cielo

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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio
MessaggioInviato: venerdì 3 dicembre 2010, 11:38 
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Iscritto: giovedì 16 settembre 2010, 16:23
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Anch'io, come tanti altri, mi sono spesso posto il problema del perché ho avuto la vita che ho avuto. La nostra mente razionale soffre pensando alle circostanze della vita, che non sempre seguono di pari passo i nostri progetti.
Ne ho parlato una volta con un vescovo il quale semplicemente mi ha risposto: "Se quello che hai fatto l'hai fatto cercando di piacere a Dio, va tutto bene."
Adesso però voglio lasciar parlare quancun altro, più dotto di me, come faccio solitamente:

”I santi – penso a sant’Ignazio di Loyola - sono partiti da una condizione avversa per poi riconoscere, in quella dolorosa situazione, la provvidenza di Dio. Benedetta Bianchi Porro è una ragazza di Dovadola nel forlivese inferma in tutte le parti del corpo e cieca, con solo il palmo della mano recettivo e un po’ di fiato per poter comunicare. Legge su di una rivista la lettera di un ragazzo che si lamenta della sua condizione e gli risponde: “Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini. Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza, fino alla fine dei secoli. Tutto è una brevissima passerella, pericolosa per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui per la salvezza". Christoph Probst insieme ai suoi amici costituisce il gruppo della Rosa Bianca con cui fanno opposizione al regime di Hitler che a parte loro e la Chiesa Cattolica di Germania non ha avuto molte opposizioni. I ragazzi vengono arrestati e uccisi. Nei giorni del falso processo, Christoph ha il tempo per ripensare alla sua vita e chiede di essere battezzato. Riceverà anche la Santa Comunione e l’Unzione degli infermi. Scriverà una lettera commovente alla mamma: “Ti ringrazio di avermi dato la vita. A pensarci bene, non è stata che un cammino verso Dio”. Il giorno dopo l’avrebbero ammazzato. A questo punto, mi limito a qualche brevissima osservazione: “Tutto concorre al bene”. Il bene non è il mio. Ciò che io desidero per me, non è sempre è bene. E se anche lo fosse non sempre è conveniente e utile per me. Il bene è quello di Dio. È Dio stesso. “Tutto concorre a Dio”. Christoph direbbe: “La vita è stata un cammino verso Dio”. “Per quelli che lo amano”. Questa condizione è necessaria per non scivolare in un determinismo per cui qualunque cosa facciamo volgerà comunque al bene. No, non è così. La condizione perché ciò avvenga è l’amore di Dio che vuole che ciascun uomo sia salvato e l’amore dell’uomo verso Dio. Ecco perché il primo del nuovo comandamento impartito da Gesù recita: “Ama Dio con tutto il cuore, la mente e le forze”. Infine l’ultima breve annotazione riguarda quel sorprendente “noi sappiamo che tutto concorre al bene…”. Non è vero che io sia persuaso di questa verità. E allora, cosa significa “noi sappiamo”? Dobbiamo acquisire questa sapienza divina che l’apostolo per la relazione speciale con Cristo ha ricevuto. Quel “noi sappiamo” ci suggerisce che tale prerogativa sapienziale non appartiene al singolo, ma alla Chiesa nella sua interezza e nella continua assistenza dello Spirito con cui Cristo asceso al Padre promette di essere presente. Se Dio vorrà, nell’aldilà sapremo il senso di tutte le cose e la connessione tra loro, ma vivere sapendo che “tutto concorre al bene” è già una grande gioia. Sapere che in ogni avvenimento passa un sentiero che porta a Dio o dove Lui ci raggiunge è già una grande consolazione e forza.


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 Oggetto del messaggio: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio
MessaggioInviato: sabato 4 dicembre 2010, 10:20 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 15:59
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Molto bella questa riflessione. Dice una famosa canzone di Amadei-Arguello: "Cambia i nostri occhi, fa che noi vediamo la bontà di Dio per noi". E in effetti, spesso, molte cose negative, oggettivamente negative, che capitano nella nostra vita, hanno poi degli effetti positivi e costruttivi, nelle nostre stesse vite, in quelle degli altri, in questa stessa vita, o nell'altra. Celebre un episodio di padre Pio, dove una una ragazza perse un concorso, (o comunque un'occasione di lavoro), e uscendo fuori la discussione, padre Pio le disse che la Provvidenza sa quel che fa... la ragazza rispose in malo modo, lamentandosi. E lui: "Tu sei una ragazza arrogante e presuntuosa; in realtà se tu fossi andata in quella città ti sarebbe capitata una cosa brutta". Qualche giorno dopo, la cronaca nera, segnalò che in quella città, una ragazza fu violentata. La ragazza ringraziò Dio, ringraziò padre Pio, e chiese perdono per la sua arroganza.

Certo, sul momento la cosa negativa, fa male (nell'esempio, il lavoro perso), ma se crediamo nel nostro Padre Buono, sappiamo che alla fine, ci sarà sicuramente un significativo vantaggio per noi. In un film simpatico, a Dio facevano dire: "Ricordatevi, che quando faccio qualcosa per voi, è perché vi amo". Anche se quella cosa sembra negativa. È dura da credere, ma così stanno le cose.

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 Oggetto del messaggio: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio
MessaggioInviato: sabato 4 dicembre 2010, 14:42 
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Iscritto: giovedì 16 settembre 2010, 16:23
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Adesso non vorrei dire una cretinata, ma a volte Dio si serve persino del demonio a fin di bene, perché una persona posseduta si prende una tal paura che dopo l'esorcismo diventa una "fanatica" di Dio.
È giusto questo ragonamento?


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 Oggetto del messaggio: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio
MessaggioInviato: sabato 4 dicembre 2010, 15:18 
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Messaggi: 4150
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Così diretto, non saprei. Ma senza dubbio, una delle caratteristiche di Dio, è la capacità di trasformare il male in Bene, la morte, in Resurrezione.
Quello che dici può essere vero o almeno verosimile; basti pensare al caso Anneliese Michel (alias Emily Rose nel cinema); una "santa" (non ufficiale "ancora") verosimilmente posseduta da satana, a cui sarebbe apparsa la Madonna. E sarebbe stata proprio la Madonna, a dirle che Dio, le dava la possibilità di porre fine a quel supplizio, attraverso la morte, dicendole che poteva andare con lei in Paradiso sùbito, oppure continuare a soffrire in quella condizione; aggiungendo però che rimanendo viva, avrebbe contribuito alla salvezza di diverse persone. Tuttavia Dio, conoscendo bene la pesantezza di quella particolare (unica) situazione, avrebbe ritenuto di darle la possibilità di morire sùbito. Anneliese avrebbe scelto di continuare a "vivere", nonostante quella terribile situazione. Morì qualche anno dopo verosimilmente per Disposizione Divina. Dio, avrebbe permesso a satana (si tratterebbe proprio di satana, alias lucifero: il capo degli angeli ribelli, non di un demone qualsiasi, col supporto di altri demoni, tra cui legione, citato nel Vangelo; in breve, tutto l'Inferno...), di non lasciare la ragazza. Il condizionale è d'obbligo, perché oltre ad essere un caso unico, è molto controverso.
Controverso, ma simile per alcuni aspetti, alla vicenda di padre Pio, che spesso veniva picchiato da satana. Ma questi sono casi limite, più unici che rari (grazie a Dio).
Rimane certamente, l'attitudine di Dio, di ricavare il Bene da qualsiasi cosa, anche dal male.

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 Oggetto del messaggio: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio
MessaggioInviato: lunedì 6 dicembre 2010, 17:02 
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Iscritto: giovedì 16 settembre 2010, 16:23
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Navigando a caso su Internet come faccio sempre, ho trovato questa bella riflessione:


“Incessantemente chino sull'uomo per difenderlo, stimolarlo e ispirarlo, l'angelo custode si rattrista forse per quello che affligge il suo protetto: perdite materiali, insuccessi professionali, incidenti, malattie, vecchiaia, incostanze, mancanze, peccati? Accompagnando l'uomo in tutte le sue vie, l'angelo custode non ha talvolta di che rattristarsi? Qual'è l'atteggiamento dell'angelo di fronte al problema che è un tormento segreto per i credenti insufficientemente illuminati e un ostacolo per gli increduli nel loro cammino verso la verità: vale a dire il male, nelle sue diverse manifestazioni, che c'è nel mondo? Come reagisce l'angelo all'obiezione frequente: “Se Dio esistesse non permetterebbe il male. Il male c'è, quindi Dio non esiste?”.
Qui si presenta un dilemma. O l'angelo soffre per le nostre prove e quindi non gode una felicità perfetta, o il nostro angelo custode non piange con quelli che piangono, rimane indifferente come un egoista e freddo di fronte ai mali che ci affliggono e quindi gli manca la comprensione e la simpatia. La soluzione data da san Tommaso a questo problema apparentemente insolubile ci apre profonde prospettive sul mondo degli angeli e sulla vita umana. «Gli angeli - afferma san Tommaso - non provano dolore né dei peccati né delle pene degli uomini. Nel mondo avviene soltanto ciò che è conforme alla divina giustizia e che da lei è tollerato, per cui gli angeli e gli altri beati aderiscono totalmente all'ordine della divina giustizia. Ma perché allora Dio permette il male? Perché non può fare altrimenti? Certamente no. Egli è onnipotente. Gli basterebbe un nonnulla per prevenire il delitto di un assassino o le persecuzioni di un tiranno o per abbattere un prepotente dittatore ecc. Se Dio tollera un male è sempre e unicamente per ricavarne un bene, a breve o a lunga scadenza.
San Tommaso spiega questo stile divino con un esempio molto semplice: il comportamento di un navigante il cui battello, carico di merci, rischia di affondare in mezzo al mare in burrasca. Il navigante non vuole gettare in mare la mercanzia, ma lo vuole nell'imminenza di un grave pericolo di morte. Questa perdita si risolve per lui in un guadagno. Ha la vita salva! Da un male ricava un bene. Sacrifica il meno, la mercanzia, e salva il più, la vita. Agisce saggiamente. Ostinandosi a voler salvare la sua merce, perderebbe il battello e la vita. Così agisce Dio, quando tollera le malattie e le epidemie, i terremoti e le inondazioni, i delitti e le guerre, le colpe morali, i sacrilegi, le apostasie degli individui e dei popoli: se non impedisce questi mali - e lo potrebbe fare facilmente - è perché la sua sapienza e la sua potenza ne ricaveranno un giorno o l'altro dei beni più grandi. Dagli oscuri abissi della miseria umana, la misericordia di Dio sa trarre tesori imprevedibili.
Questo lo sanno bene gli angeli, perciò non si affliggono delle nostre pene. Non è dunque affatto per indifferenza che gli angeli non si rattristano davanti alle disgrazie e alle colpe dei loro protetti, ma in ragione di una conoscenza più penetrante di questi mali. La loro serenità non deriva da ignoranza, ma da una scienza superiore. Mentre l'occhio dell'uomo si ferma alla scorza rugosa delle prove, senza discendere nella profondità né considerare l'avvenire, lo sguardo dell'angelo custode attraversa la scorza, entra nell'interno e penetra l'avvenire. Nel seme gettato in terra egli discerne già la spiga. L'angelo partecipa della scienza di Dio che con un solo sguardo abbraccia tutte le cose, passate, presenti e future. In una pagina magnifica, degna di sant'Agostino, Pio XII raffronta le vedute limitate degli uomini con la scienza infinita di Dio, della quale partecipano gli angeli:
“Tutti gli uomini sono quasi fanciulli dinanzi a Dio, tutti, anche i più profondi pensatori, i più sperimentati condottieri dei popoli. Essi giudicano gli avvenimenti con la veduta corta del tempo che passa e vola irreparabile. Dio li guarda invece dalle altezze e dal centro immoto della eternità. Essi hanno davanti ai loro occhi l'angusto panorama di pochi anni; Dio invece ha davanti a sé il panorama universale dei secoli. Essi ponderano gli umani eventi dalle loro cause prossime e dai loro effetti immediati; Dio li vede nelle loro cause remote e li misura nei loro effetti lontani. Essi vorrebbero la giustizia immediata e si scandalizzano dinanzi alla potenza effimera dei nemici di Dio, alle sofferenze e alle umiliazioni dei buoni. Ma il Padre celeste che nel lume della sua eternità abbraccia, penetra e domina le vicende dei tempi, al pari della serena pace dei secoli senza fine, continua e continuerà a far sorgere il suo sole sopra i buoni e i cattivi, a guidare i loro passi di fanciulli, con fermezza e tenerezza. È solo necessario che si lascino condurre da Lui e confidino nella potenza e nella saggezza del Suo amore per loro”.
Fra Giovanni della Croce è gettato dai suoi fratelli carmelitani in un carcere del convento di Toledo. Gesto esecrabile, dal quale tuttavia Dio saprà ricavarne meraviglie! Fu precisamente nella sua oscura prigione di Toledo che ricevette le grazie di luce e di amore che lo condussero al più alto grado della vita mistica. Dopo la sua liberazione egli parlava dei suoi carcerieri come di benefattori insigni. La sua unione intima con Dio gli permetteva di partecipare in qualche modo a quella visione profonda che gli angeli, aderendo ai disegni di Dio, hanno degli avvenimenti e che serve loro per comprendere che se Dio permette un male, non è che per ricavarne un bene maggiore. Immaginiamo Ignazio di Loyola ferito gravemente all'assedio di Pamplona da una pallottola francese che gli spezza una gamba. Cerchiamo di rappresentarci le reazioni dei suoi amici. “Che disgrazia - avranno esclamato alcuni - ecco una brillante carriera interrotta..”.
“Che fortuna - avranno pensato altri - è una liberazione! Toccato dalla grazia il capitano Inigo Lopez (questo era il suo nome) si impegnerà in una carriera incomparabilmente più nobile e più utile agli uomini che il mestiere delle armi!”. Come i nostri angeli custodi, così i santi del Cielo e quindi i nostri defunti, liberati dalle fiamme del purgatorio ed entrati nella luce di Dio, conservano la serenità dinanzi al mali temporali e ai peccati degli uomini. Sulle prime questo atteggiamento imperturbabile sembra inumano ed incomprensibile. Si dirà: una madre entrata in paradiso come potrà non rattristarsi delle prove dei figli rimasti sulla terra? Non parteciperebbe alle loro preoccupazioni materiali? Non soffrirebbe per i loro peccati? Non fremerebbe vedendoli sulla via della perdizione? È necessario ripeterlo: la serenità dei cittadini del Cielo dinanzi ai mali che affliggono gli abitanti della terra non è il frutto dell'ignoranza, né dell'indifferenza di chi, divenuto ricco, dimentica la sorte dei suoi compagni di via. È piuttosto il frutto di una scienza più profonda e di un amore più illuminato. Poiché la loro volontà è totalmente unita a quella di Dio, gli eletti entrati nella sua pace non provano né contrarietà né sofferenza alla vista delle vicissitudini degli uomini. La loro intelligenza, essendo immersa in quella di Dio, vede nelle prove degli uomini lo svolgimento dei disegni di Dio che sono tutti adorabili. Una mistica inglese, Giuliana da Norwich, preoccupata del problema del male e della sofferenza, comunicava le sue inquietudini a Nostro Signore.
Egli la tranquillizzò, invitandola a confidare nel suo amore e nella sua onnipotenza: “Alla fine vedrai che tutto era bene”. “Alla fine”: ecco la parola chiave che illumina il problema del male. L'angelo vede la fine. L'uomo, che si avvale solo della ragione, ignora questa fine e insorge contro la sofferenza. Il credente, dotato di una fede debole, la sopporta malvolentieri, mentre il cristiano dalla fede viva crede in uno sbocco felice. Più vigorosamente crede, tanto più partecipa - senza mai uguagliarla - alla serenità imperturbabile degli angeli davanti al male. La pace profonda è una caratteristica degli amici di Dio. Essa risiede nell'intimo della loro anima e traspare dal loro viso e dal loro sguardo.


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