Angolo di cielo

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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: venerdì 29 ottobre 2010, 16:57 
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Secondo mia madre, che non pratica e crede a modo suo, la colpa è dei preti.
Lei dice che quando era piccola (pre-Vaticano II) dovevano andare in chiesa con le maniche e le gonne lunghe, dovevano fare i fioretti di non magiare le ciliege per un mese, ecc.
Invece adesso tutto è permesso. Come per esempio (l'ho visto io) andare a fare la lettura le donne in pantaloncini corti.
Questo lassismo, secondo mia madre, sarebbe la colpa di tutto.
Poi la nostra famiglia, anche negli anni '50, è stata testimone di preti che sono scappati con le amanti e roba del genere.
Secondo mia madre, il prete avrebbe perso completamente il rispetto della gente.

Io non lo so. Ho la mia idea ma la mia idea conta poco.
Sento dire che una grande responsabilità della caduta della Chiesa ce l'hanno avuta la Rivoluzione Francese, l'Illuminismo, le filosofie atee.
Cioè, la Chiesa avrebbe sempre tenuto la gente sotto il suo controllo mentre il clero si dava alla bella vita.
La gente sarebbe stata tenuta come le pecore, sempre assoggettata al bisogno di penitenza mentre il mondo ateo scopriva tutte le belle cose del materialismo, del razionalismo, della cultura, dell'arte, della tipografia, ecc.
Cioè, la Chiesa, senza rispettare i dettami essa stessa, avrebbe cercato di tenere la gente sotto il suo giogo mentre il mondo trovava sempre più modi di appagare le proprie passioni, passioni per il lusso, la ricchezza, il sesso, la sapienza. Mentre la Chiesa teneva la gente soggiogata, il mondo ateo la liberava dal giogo dandole svariati modi di "espandere" la personalità.
Invece di attaccarsi di più a Dio per i beni che venivano scoperti con la Rivoluzione Industriale, il Capitalismo, ecc. la gente ha perso la fede, poiché i maggiori beni materiali provenivano da fonti atee (o fonti con una fede distorta) e non dalla Chiesa.
Non lo so. Mi piacerebbe proprio sapere come la pensate voi.


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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: venerdì 29 ottobre 2010, 17:29 
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Personalmente, non darei affatto per scontato, che la gente non ci vada. Anche io in una certa fase, pensavo fosse così. Finché frequentavo un certo tipo di parrocchia. Poi ho cambiato tipo, e mi sono ritrovato in una chiesa piena di gente, con Messa partecipata formalmente e sostanzialmente. Come mai? La responsabilità è "dei preti". In questo tua madre ha ragione.
Mi trovavo prima in una parrocchia, dove il parroco, faceva... "il reuccio". Pensava di dare ordini, direttive, e che noi ci si dovesse attenere scrupolosamente alle sue disposizioni. Ora, io finora, in Terra, padroni non ne ho. Ne ho solo uno, è purtroppo non è in Terra. Almeno non come vorrei. In breve, in tempi diversi, e in modi diversi, abbiamo mandato questo parroco cordialmente a quel paese. E abbiamo fatto non bene, benissimo. Tempi diversi, modi diversi, persone diverse. Esito analogo. Dove ci sono parroci così, si delinea... desolazione.
Più recentemente (e anche in passato), mi sono ritrovato con parroci, che si mettono a servizio delle comunità: chiedono, consultano, non prendono decisioni senza prima consultare a titolo decisionale (e non solo a titolo informativo; fermo restando che ci sono cose che deve decidere il parroco autonomamente). Il parroco, che cambia concretamente programma, dinnanzi alle richieste dei suoi parrocchiani, salvo la predicazione della Parola e il Magistero.
Dove c'è un parroco di questo tipo, le chiese sono piene, e soprattutto, sono piene di giovani. Fermo restando, che il Paradiso in Terra, non esiste.
"Il Figlio dell'uomo, non è venuto per essere servito, ma per servire".
Qualche sacerdote se lo deve ficcare bene in testa. Molto bene.
E le chiese saranno ancora piene, almeno fino a quando non dovrà venire "l'abominio devastante". Se poi fosse questo il tempo, allora non ci possiamo fare proprio nulla.
Infine, altra cosa. E questo l'ho già detto nel forum: coerenza, serietà; questo vogliono le persone serie, specie i giovani. Far vedere che le regole si devono rispettare, (a partire dalla preparazione ai sacramenti), e chi non le rispetta (salvo causa forza maggiore) è fuori, è escluso, finché non si mette in riga. Se si mette in riga, altrimenti rimanga fuori.
Dove trovi fraternità e serietà, le chiese sono piene. Di solito, nella mia piccola esperienza, questo avviene più facilmente nelle parrocchie di periferia (povere), che non nei santuari "centrali" (ricchi). Con tutte le eccezioni del caso. In breve, dove senza trascurare la forma, si dà più importanza alla sostanza. In breve, quando il sacerdote lavora solo per Cristo Signore, e non per altro o per altri.
"Dai loro frutti potete riconoscerli".
Una parrocchia vuota o piena (a Messa), è il frutto principale di un parroco.
Il sacerdote, deve necessariamente avvicinare le persone a Cristo. Le può allontanare indirettamente solo e soltanto se queste non accettano la Verità. Non esistono altre eccezioni.

Io ero abituato a mangiare con i miei vecchi parroci, a prenderci il caffè, la pizza, vederci la partita, ecc. Oltre che a condividere la fede.
Poi ti ritrovi con uno che mette un muro pazzesco... Evviva Dio che resti scioccato e "non ci vai più". Ma è chi mette il muro che sbaglia, non chi vive in fraternità e gioia la fede. Quei deprecabilissimi muri di ieraticità fanno danno alla fede, fanno danno alla Chiesa.

Sì giusto. Si viene in chiesa per Cristo. Ma non tutti hanno la stessa forza. "Se il mondo non crede a Cristo, una testimonianza non funziona: noi". E la testimonianza dei sacerdoti, è determinante.
Io ricordo ancora un venerdì santo, quando recandomi in chiesa nel primissimo pomeriggio, portai (sbadatamente) al mio vecchio parroco un caffè; lui sorrise, mi ringraziò e mi disse: "Oggi non posso". Stava facendo digiuno totale. Ma se si mette un muro, non ti accorgi nemmeno di queste cose. E poi capisci perché un parroco così, aveva la chiesa sempre piena, specie di giovani. Si faceva in 4 per tutti. Ma esigeva e pretendeva giustamente la presenza a Messa la Domenica. E la otteneva. Perché poi dava tutto ai suoi parrocchiani.

E oggi, vedo parroci, seguire con successo questo schema. Ma ci vuole grandezza... ovvero, umiltà.

Quelli che non seguono questo schema, hanno le chiese vuote.
Ovvero, non sanno fare i parroci, non sanno fare i preti.
È una missione, non un mestiere. È vero. Ma si deve saper fare.

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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: venerdì 29 ottobre 2010, 18:08 
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Ho appena trovato questo che mi sembra molto opportuno:

Il "credere senza appartenere" e la rilevanza del pluralismo
introduzione

Della più grande "religione" italiana - utilizziamo qui il termine in modo volutamente paradossale - non si troverà peraltro qui traccia, se non in questa introduzione. Da molti anni diversi sociologi hanno concluso che in tutto l'Occidente la vera religione di maggioranza relativa è quella delle persone impegnate in un "credere senza appartenere" (believing without belonging, secondo la formula proposta da Grace Davie nel suo Religion in Britain since 1945. Believing without Belonging, Blackwell, Oxford 1994). In Italia, se si crede al citato dato EVS del 1999, le persone religiose praticanti - cattoliche e non - sono il quaranta per cento. Secondo la stessa indagine, gli atei in Italia sono scesi (sempre fra 1981, 1990 e 1999) dal dieci al nove e ora al sei per cento; gli agnostici (distinti dagli atei) nel 1999 erano il cinque per cento. Si deve certo considerare che, oltre all'esistenza sociologicamente e teologicamente ambigua dei "cattolici non praticanti" (perché per il cattolico, in tesi, la pratica è obbligatoria), vi sono in Italia fedeli di religioni cui non si applica un obbligo di frequenza religiosa settimanale (per esempio, i cristiani ortodossi) o che possono avere difficoltà a ricondurre le loro pratiche al concetto di "frequenza religiosa". Anche tenendo conto di queste correzioni, rimane uno scarto notevole fra l'ottantotto per cento di italiani (dato 1999) che si dichiarano credenti e il quaranta per cento che afferma la sua pratica regolare di una qualche religione. C'è una popolazione difficile da determinare nella sua esatta proporzione, ma che dovrebbe comprendere comunque oltre il quaranta per cento degli italiani, che dichiara di "credere", ma nello stesso tempo di fatto non "appartiene" a una comunità religiosa nel senso pieno del termine (il che, per il cattolico, implicherebbe la pratica regolare). Naturalmente questa grande "religione" degli italiani non è omogenea. Al suo interno i sondaggi rivelano una gamma di posizioni diverse. Si va da coloro che credono in un potere superiore che non sanno però identificare ai "credenti a modo loro", ai "cristiani a modo loro" e anche ai "cattolici a modo loro" ("sono cattolico, ma non pratico"; "sono cattolico, ma non sono d'accordo con la Chiesa"; o anche - posizione non infrequente in Italia - "sono cattolico, ma sono contro i preti"). Questo fenomeno che la sociologa francese Danièle Hervieu-Leger chiama "disistituzionalizzazione" della religione appare come una delle caratteristiche salienti del sacro postmoderno.

Se dunque è bene da una parte tenere conto del "credere senza appartenere", senza una cui analisi nessuna descrizione del panorama religioso italiano sarebbe completa, dall'altra prendere nota della lenta ma rilevante ripresa dell'area dei cattolici praticanti, si ha ugualmente torto quando si sottovalutano le minoranze religiose presenti in Italia. Esse, infatti, non sono importanti soltanto per le loro dimensioni quantitative (minoritarie ma, come si è visto, tutt'altro che irrilevanti), ma per la loro capacità di influenzare cerchie molto più vaste di persone. Un gruppo relativamente piccolo come la ISKCON, popolarmente noto come Hare Krishna, ha distribuito milioni di copie dei suoi libri e opuscoli. Il testo sulla reincarnazione più diffuso dagli Hare Krishna (Bhaktivedanta S. Prabhupada, La reincarnazione: la scienza eterna della vita, trad. it., Edizioni Bhaktivedanta, Firenze 1983) è diventato popolarissimo in numerosi Paesi dell'Occidente, è spesso citato anche in contesti insospettati e ha certamente contribuito alla moda della reincarnazione: anche presso persone che non si sognerebbero mai di aderire al movimento degli Hare Krishna. Più in generale, di quella percentuale di italiani che "crede senza appartenere", manifesta un'aspirazione al sacro ma non partecipa regolarmente alle attività di nessuna confessione religiosa sappiamo, tutto sommato, molto poco.

In che cosa credono tutte queste persone? Una fonte per rispondere alla domanda è offerta dai sondaggi demoscopici e dalle indagini dei sociologi, certo importanti ma che non possono costituire l'unico strumento di indagine (come è noto, le risposte sono del resto influenzate dalle domande, e dal tipo di questionario). Un altro indicatore - la cui importanza non può essere trascurata - è costituito dalla letteratura popolare, dalla musica, dal cinema, dalla televisione, dove emergono spesso temi "religiosi". Tuttavia, l'indicatore principale delle credenze diffuse nel popolo di coloro che "credono senza appartenere" è costituito, precisamente, dalle minoranze religiose. Giacché - come qui si documenta - esistono centinaia di proposte religiose, da un certo punto di vista impegnate in una sorta di lotta darwiniana per la sopravvivenza (a fronte di poche che sopravvivono ve ne sono molte che non hanno successo e muoiono), studiare quali proposte hanno successo e perché ci rivelerà quali aspirazioni, quali domande, quali sentimenti profondi si agitano - al di là della più ristretta cerchia degli appartenenti alle minoranze - in quel grande Far West della religione dove abitano coloro che "credono senza appartenere". Anche per questo, lo studio delle minoranze religiose non è una semplice curiosità ma costituisce un elemento essenziale per la comprensione dello scenario religioso contemporaneo.

Se ci si chiede - all'interno dell'area del believing without belonging - in che cosa chi non "appartiene" vuole comunque "credere", la risposta deve fare riferimento non soltanto - forse non principalmente - a credenze di tipo tradizionale, ma anche a credenze nuove. Da questo punto di vista tracciare una mappa delle minoranze che oggi hanno un certo successo è importante, perché ogni "famiglia" spirituale ci segnala esigenze e credenze diffuse ben al di là dei suoi confini. Così, le Chiese e denominazioni cristiane o di origine cristiana che crescono più rapidamente sembrano essere quelle che manifestano particolare interesse per l'escatologia, le profezie apocalittiche e la fine del mondo (da alcuni gruppi pentecostali ai Testimoni di Geova). I movimenti di origine orientale più diffusi spesso (anche se non mancano eccezioni) rimandano al grande interesse che circonda le teorie della reincarnazione (condivisa da "oltre un terzo degli intervistati" in Italia nell'indagine EVS 1999: op. cit., p. 434, anche se l'affermazione sembra contraddetta da altri dati della stessa EVS e la credenza appare sulla base di indagini locali in vistoso calo negli ultimi anni, e se comunque molti di questi sono reincarnazionisti "deboli" in quanto credono, contraddittoriamente, sia nella reincarnazione sia nella resurrezione della carne). Le religioni del potenziale umano e altri gruppi nati in Occidente per innovazione - come pure il New Age - rinviano a un tema oggi molto diffuso: quello che Paul Heelas chiama "sacralizzazione del Sé", o "spiritualità del Sé" che peraltro rischia, all'inizio del ventunesimo secolo (con il passaggio dal New Age al cosiddetto Next Age) di diventare semplicemente "spiritualità del Me". Infine, una serie di movimenti e ordini di tipo esoterico o magico fanno da pendant alla crescita - o al ritorno - di diffuse credenze nella magia, del ricorso a pratiche magiche, della consultazione di "professionisti dell'occulto" (fenomeni che, in quanto non si esprimano in movimenti, rimangono estranei a questa ricerca).

Così, lo studio delle minoranze religiose aiuta non soltanto a capire quali esigenze muovono i loro aderenti ma anche quali idee religiose o spirituali circolano all'interno di un'area molto più vasta. Senza presumere di proporre previsioni precise - per cui occorrerebbe, davvero, una sfera di cristallo affidabile - gli interessi escatologici e apocalittici, il tema della reincarnazione, la "sacralizzazione del Sé" e il "ritorno della magia" sembrano essere temi emergenti nel variegato pluralismo religioso che caratterizza l'Italia del XXI secolo.



P.S.:

Ho anche trovato questo, che spero possa servire:


Chi va a Messa e chi no. L'incerto domani dell'Italia cattolica

La pratica religiosa resta a livelli alti. Ma crolla tra i giovani. In un prossimo futuro, l'Italia potrebbe cessare di essere un modello di cristianità popolare e diffusa, per le altre Chiese d'Europa

di Sandro Magister




ROMA, 6 Agosto 2010 – L'Italia cattolica come "eccezione" nel panorama secolarizzato dell'Europa occidentale è come modello per la altre Chiese del continente è un punto di riferimento capitale degli ultimi due papi.

Giovanni Paolo II lo disse e scrisse più volte. Ad esempio nella "Grande preghiera per l'Italia" del 1994:

"L’Italia come nazione ha moltissimo da offrire a tutta l’Europa. [...] All’Italia, in conformità alla sua storia, è affidato in modo speciale il compito di difendere per tutta l’Europa il patrimonio religioso e culturale innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo".

E così Benedetto XVI, nel discorso agli stati generali della Chiesa italiana riuniti a Verona, il 19 Ottobre 2006:

“L’Italia costituisce un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana. La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti. [...] La Chiesa e i cattolici italiani sono dunque chiamati a cogliere questa grande opportunità. [...] Se sapremo farlo, la Chiesa in Italia renderà un grande servizio non solo a questa nazione, ma anche all’Europa e al mondo".

Uno dei dati che proverebbero la tenuta e la vitalità del Cattolicesimo in Italia è la frequenza alla Messa domenicale. Da più di trent'anni tutte le rilevazioni registrano livelli di frequenza alla Messa molto alti rispetto ad altri paesi dell'Europa occidentale: circa il 30 per cento della popolazione dice di andarci tutte le domeniche, un altro 20 per cento da una a tre volte al mese e un altro 30 per cento a Natale, a Pasqua e nelle grandi festività.

Basti pensare, per un confronto, che in Francia quelli che dicono di andare a Messa tutte le domeniche sono meno del 5 per cento della popolazione.

Ma questi dati, propriamente, registrano la frequenza "dichiarata" alla Messa, cioè quella che si ricava dalle risposte alle indagini.

Molto meno si sa sulla frequenza "reale", fatta contando quanti vanno effettivamente in chiesa.



DUE INDAGINI


In Italia, due sole volte e in due sole diocesi sono state contate le presenze effettive alle Messe di una data Domenica.

Una prima volta in una Domenica di Novembre del 2005 nel territorio del patriarcato di Venezia.

Una seconda volta in una Domenica di Novembre del 2009 nella diocesi di Piazza Armerina, in Sicilia.



L'Italia che va a Messa davvero: un'inchiesta rivelatrice (08/02/2007)

I dati dell'indagine di Piazza Armerina sono stati invece resi pubblici da poco, in un libro scritto dai suoi curatori, i professori Massimo Introvigne e PierLuigi Zoccatelli, del Centro Studi sulle Nuove Religioni, CESNUR:

M. Introvigne, P. Zoccatelli, "La Messa è finita? Pratica cattolica e minoranze religiose nella Sicilia Centrale", Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta-Roma, 2010, pp. 256, Euro 20,00.

Da entrambe le indagini risulta che i praticanti effettivi sono meno di quelli dichiarati.


IL CASO POLACCO


La Polonia è l'unico paese in Europa e nel mondo in cui sulla frequenza reale alla Messa si dispone di dati estesi nello spazio e nel tempo. Qui dal 1980 la conferenza episcopale organizza ogni anno una "Domenica delle statistiche" in cui un esercito di volontari, in tutto il paese, conta le presenze effettive dei fedeli alle Messe e il numero delle comunioni.

Anche in Polonia si registra un divario. Esaminando i dati degli ultimi dodici anni, mentre la frequenza dichiarata alla Messa domenicale è stabile al 56-58 per cento, le presenze effettive nella Domenica del conteggio sono al 44-47 per cento.

Di conseguenza, analizzando i dati in loro possesso, i vescovi polacchi distinguono varie tipologie di cattolici: i "dominicantes", come essi li chiamano in latino, cioè i praticanti effettivi registrati nei conteggi, i "praticanti dichiarati", cioè quelli che si definiscono tali nelle indagini a campione, i "praticanti irregolari", che dicono di andare a Messa una volta al mese, e infine i semplici battezzati che pur non praticando continuano a dichiararsi cattolici.

Questa classificazione legge quindi il Cattolicesimo polacco come composto da cerchi concentrici: con all'esterno una vasta "comunità battesimale" e all'interno una più ristretta "comunità eucaristica".

Il professor Introvigne fa notare, nel libro, che anche la conferenza episcopale italiana ha adottato quest'ultima distinzione in un suo documento programmatico del 2001: "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia".


IL CASO SICILIANO


La diocesi di Piazza Armerina, in Sicilia, conta circa 220 mila abitanti, dei quali il 3,5 per cento non cattolici, prevalentemente pentecostali e testimoni di Geova. Tra il sabato sera e la Domenica sera del 21-22 Novembre 2009 circa 200 volontari hanno contato le presenze e le comunioni nelle 320 Messe celebrate in tutta la diocesi, comprese le Messe dei neocatecumenali e le comunioni portate ai malati.

E così si è accertato che mentre nelle indagini a campione i cattolici che dicono di andare a Messa tutte le Domeniche sono il 30 per cento, quelli effettivamente visti in chiesa sono stati il 18,5 per cento.

Ma questo non significa – avverte il professor Introvigne – che tra i primi vi siano dei praticanti "falsi" da contrapporre ai praticanti "veri". Entrambe le cifre vanno lette entro un insieme più vasto, che comprende coloro che dichiarano una pratica religiosa almeno mensile, il 51,4 per cento, coloro che si dichiarano comunque cattolici, il 92,2 per cento, e coloro che si dichiarano più genericamente religiosi, il 96,7 per cento.

Quel 30 per cento, infatti, che dice di andare a Messa tutte le domeniche anche se poi non tutti ci vanno sempre, "indica un'intenzione e un'aspirazione a partecipare alla Messa che è di assoluto rilievo per ogni discorso sull'identità e l'identificazione dei cattolici". In una forma diversa ma reale, anche quel 51,4 per cento di praticanti occasionali si sente ed è cattolico. E lo è anche la cerchia più vasta della "comunità battesimale".

Naturalmente, i "dominicantes" praticano la religione in modo più intenso. Il 70 per cento dei presenti alle Messe nella diocesi di Piazza Armerina, nel giorno del conteggio, hanno fatto anche la comunione (mentre in Polonia solo un terzo dei presenti alla Messa si comunica, segno non di minor fervore ma piuttosto di una diversa pastorale). Inoltre, una larga maggioranza di loro dicono di confessarsi almeno una volta al mese.

Sono quindi una minoranza comunque consistente, all'interno di quei cerchi concentrici che definiscono il rapporto con la religione cattolica e confermano l'eccezione dell'Italia nel panorama secolarizzato dell'Europa occidentale.

L'incognita è sulla tenuta nel tempo di questa eccezionalità.

Perché, nel frattempo, da un'altra inchiesta a largo raggio sull'Italia religiosa affiorano seri dubbi su tale tenuta.


IL CROLLO DEI GIOVANISSIMI


L'indagine è quella condotta dal professor Paolo Segatti dell'Università di Milano per la rivista "Il Regno", che l'ha pubblicata nel numero del 15 Maggio 2010.

L'indagine ha confermato la forte impronta cattolica di larga parte della popolazione italiana per quanto riguarda sia la Messa e i sacramenti, sia il credere e il pregare, sia l'autoidentificazione cattolica, sia la fiducia nella Chiesa.

Per quanto riguarda la Messa, il 28 per cento degli intervistati ha detto di andarvi ogni Domenica, di poco sotto al 30 per cento medio degli ultimi tre decenni.

L'indagine ha però messo in luce una frattura drammatica tra i nati dopo il 1970 e più ancora dopo il 1981 e le precedenti generazioni. "Sembra veramente di osservare un altro mondo", scrive il professor Segatti. "I giovanissimi sono tra gli italiani quelli più estranei a un'esperienza religiosa. Vanno decisamente meno in chiesa, credono di meno in Dio, pregano di meno, hanno meno fiducia nella Chiesa, si definiscono meno come cattolici e ritengono che essere italiani non equivalga a essere cattolici".

Il crollo è così netto da far sparire anche le differenze di pratica religiosa tra uomini e donne – queste ultime molto più praticanti – tipiche delle precedenti generazioni. Tra i giovanissimi anche le donne vanno pochissimo in chiesa, al pari dei maschi.

Commenta Segatti:

"Già si intravede la futura condizione di minoranza del Cattolicesimo in Italia. È immaginabile che quando i figli della generazione più giovane saranno padri, daranno un ulteriore contributo alla secolarizzazione".


"EMERGENZA EDUCATIVA"


Da quanto detto, si può capire perché i vescovi italiani e lo stesso papa Benedetto XVI abbiano individuato nella "emergenza educativa" un problema chiave della Chiesa italiana di oggi. L'educazione, infatti, comprende anche la trasmissione della fede cattolica da una generazione all'altra.

Un clamoroso segno rivelatore di questa "emergenza" è dato proprio dal documentato crollo della pratica e del "senso" religioso tra i giovanissimi.

E questo nonostante il 94 per cento delle famiglie italiane iscrivano i loro figli all'ora di religione e, nelle scuole di grado superiore, scelgano di avvalersene l'84 per cento degli studenti.

Sono percentuali eccezionalmente alte, a questi livelli da anni. Ma, evidentemente, visti i risultati, sia l'insegnamento della religione nelle scuole, sia il catechismo nelle parrocchie non sono all'altezza della sfida. In una Chiesa, come l'italiana, pur chiamata a far da modello alle altre Chiese dell'Europa secolarizzata.

__________


L'inchiesta sul Cattolicesimo in Italia pubblicata da "Il Regno" n. 10 del 2010:

> Ricerca sull'Italia religiosa: da cattolica a genericamente cristiana

__________


Per l'identificazione sociologica del cattolico "comune" italiano, un'analisi del professor Pietro De Marco:

> Poco praticanti e poco virtuosi. Ma sono loro che fanno "Chiesa di popolo" (11/09/2008)


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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: venerdì 29 ottobre 2010, 18:55 
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Bisogna verificare la veridicità di questi dati. Non in riferimento a te. Chi paga? Chi commissiona questi sondaggi?? Ma diamo per scontato che siano veritieri. Dal punto di vista macroscopico, non si può fare assolutamente nulla. Nulla di nulla. Se è questo il preludio di quello che deve avvenire (apostasia ecc.) è tutto scritto. Che poi il tutto si sviluppi, in alcuni anni, in molti anni, in decenni, in secoli o in millenni, non possiamo saperlo. Dal punto di vista microscopico, le cose possono cambiare se non in tutto, in parte: se i parroci seguono "la politica" su scritta. Solo il cambio microscopico, può dare una... sterzata al piano macroscopico. Il mare è fatto di gocce. Non si può deviare il mare. Ma le gocce che compongono il mare, sì. Poi, se la gente rifiuta la fede, perché vuole fare a modo suo, questo è bene che avvenga. È scritto che avvenga. Solo così si vedrà chi è veramente fedele a Cristo. Forse questo è il preludio. E questo quindi, potrebbe essere ancora solo l'inizio. Tutto deve essere manifestato.
Io poi a questi sondaggi credo poco. Non la guardo macroscopicamente, ma microscopicamente. E microscopicamente vedo Messe piene e partecipate. Dove c'è un vero parroco (padre, e non un dictator affetto da delirio di onnipotenza). Quando microscopicamente, vedrò chiese vuote, riterrò veritieri questi sondaggi. Specie se a guidare la parrocchia c'è un vero parroco, un sacerdote che serve Cristo e i parrocchiani, e nonostante questo la chiesa è vuota!!! Altrimenti qui qualcuno che ha grosse responsabilità, anzi, colpe, si cerca gli alibi.
(È sempre il solito discorso... è la TV, Internet, ecc. che descrivono la realtà? Oppure cercano di creare una realtà alternativa? Io credo la seconda. E l'ho capito con la pubblicità, quando ho visto che la pubblicità fatta in Germania, di un medesimo prodotto, è del tutto diversa da quella fatta in Italia, per la diversità del Target; i media, possono manipolare in modo profondo, la descrizione della realtà, anche con statistiche e sondaggi; anche se qualcuno è in buona fede... ma la "piramide", è alta...).

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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: domenica 31 ottobre 2010, 15:18 
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Iscritto: giovedì 25 marzo 2010, 20:30
Messaggi: 451
Sarà per i preti, sarà per questo o per quello ma per me tanti non ci vanno perché gli fa comodo non andarci: dopo una o due volte che non vanno, non ci pensano più... purtroppo. Infatti non si deve andare a Messa per aspettare la fede, bisogna avere fede per andare a Messa altrimenti... tutte le scuse sono buone!

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“Non fate peccati, e state allegri”. San Filippo Neri


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