Angolo di cielo

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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: domenica 31 ottobre 2010, 17:19 
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Iscritto: giovedì 16 settembre 2010, 16:23
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Io mi metto al posto di una persona comune - per un attimo - e provo a pensare come lui; mi chiederei: "Cosa può apportarmi di utile andare in chiesa rispetto alle necessità che ho di tirare avanti in un mondo come il nostro?"
Cioè, in parole povere, a cosa mi serve andare a Messa quando io devo mantenere un lavoro, aiutare i figli coi compiti, risolvere le questioni pratiche di casa, assorbire quello che mi passa la TV?
Mi ricordo una volta il mio ex-amico architetto che mi ha visto recitare il Rosario e mi ha chiesto: "A cosa serve pregare?"
Cioè, cosa ci guadagno? Cosa mi apporta in più in termini diciamo "monetari"?
Non lo so. Penso che questo c'entri ma non sono nella testa della gente e non posso sapere.
Cioè, mi chiedo che senso possa avere, per una persona perfettamente integrata in questo mondo, andare a dirgli che se vuole si può salvare. Cosa gliene può fregare? Che posto può trovare, per un discorso del genere, tra le altre cose che affollano la sua mente?


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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: domenica 31 ottobre 2010, 18:50 
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Scusate...
Se uno non crede, mi pare normalissimo che non vada a Messa e non preghi. (Semmai è anormale che qualcuno che dice di non credere, bestemmi).
Qui la questione è diversa. Si parla dei c.d. credenti non praticanti.
Cioè chi pur, affermando di credere in Cristo, e nella Sua Chiesa Cristiana Cattolica, non va a Messa. Spesso per questioni futili.
Ora, a parte quelli che dicono di credere, ma in realtà non credono, la questione è che si abusa della Misericordia e della pazienza di Dio.
Il credente che è tale, se non ha motivi seri che gli impediscono o gli rendono molto difficile partecipare alla Messa (e non sta a noi giudicare), più che deve, sente il bisogno di andare a Messa. Non esiste Domenica, senza Messa.
Quanto al resto, ribadisco come riferito per altre questioni, che solo e soltanto Dio, può avere reale contezza di questa partecipazione a livello globale. Non i sondaggi, non i giornali. Non altro o altri.
Perché (tanto per dire), se in Italia, solo il 50% partecipa alla Messa domenicale in modo sistematico, magari ci sarà un altro paese in cui ci va il 20% della popolazione; ma ci sarà il paese in cui ci andrà il 90%.
E nessuno al mondo, hai i mezzi per sapere questo realmente. Solo Dio.
Che poi, l'andare a Messa, è solo la punta dell'icerberg...
Bisogna vedere come si partecipa a questa Messa (se ci si limita ad "assistere"... è praticamente "inutile" questa presenza).
E soprattutto, come si vive nella vita di ogni giorno. Nelle scelte piccole e grandi. Ogni giorno c'è da scegliere fra il Bene e il male, fra Dio e il resto del mondo, fra Cristo Signore e la follia.
Meglio una chiesa vuota, e una Messa disertata, che una chiesa piena... di interessi diversi da Cristo. Tutto è funzionale a Gesù Cristo. Anche la chiesa.

Quanto al discorso densità di presenza, io alcune chiese le vedo piene e altre vuote. Ribadisco: quando vedrò una chiesa vuota, presieduta da un buon parroco che serve Cristo e la sua comunità, inizierò a "preoccuparmi". Se invece la parrocchia è presieduta da uno che non serve Cristo e la comunità, è normale che sia vuota.
Come dice il Vangelo, le pecore, ascoltano il pastore... dai lupi, fuggono.
Se c'è un lupo come parroco, la chiesa si svuota. Mi pare normalissimo.
Guai se non fosse così! Guai se si desse retta al lupo! Guai quando alcune pecore, sostengono il lupo (per soldi, massoneria, interessi vari, ecc.)... peggio... per paura o viltà! Prudenza sì. Ma quando c'è da combattere, si deve combattere, con assoluta e totale determinazione, senza guardare in faccia niente e nessuno. Solo davanti a Cristo Signore, ci si deve fermare!

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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: domenica 31 ottobre 2010, 19:05 
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Iscritto: giovedì 16 settembre 2010, 16:23
Messaggi: 267
Scusa, caro Venerabile, ma la mia domanda riguarda la gente in generale, non soltanto i credenti non praticanti.
Che la gente che va a Messa, in Italia, sia una minoranza mi pare ovvio. Basta guardarsi in giro o chiederlo a un parroco qualunque. Per non dire che durante la settimana, ogni volta che io entro in una chiesa qualunque qui a Genova la trovo sempre deserta o quasi.
I miei nipoti, per esempio, sono battezzati e hanno fatto il Catechismo, ma loro non praticano "perché la religione non funziona". Hanno fatto una scelta tra essere cattolici e conformarsi al mondo (che è retto da "leggi" completamente diverse).


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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: domenica 31 ottobre 2010, 19:13 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 15:59
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Ma che ci sia una certa flessione in alcuni contesti, mi pare normale... e aumenterà. Deve necessariamente avvenire l'apostasia generale. È scritto.
Solo che le cose non avvengono in 2 settimane. Probabilmente, nei prossimi decenni, le chiese saranno sempre più vuote. Ma la cosa non deve affatto sorprendere. È scritto.
Dico solo che al momento, io ancora vedo chiese piene (e anche vuote... dipende dove si guarda). Quando si sarà alla fine... probabilmente, di chiese piene, non ce ne saranno più. Ancora, ci sono.
E il singolo parroco, non ha il metro per sapere questo. Perché se il mio parroco è un cattivo parroco, io a Messa, non ci vado nella mia parrocchia d'origine, ma vado in quella accanto. E come me possono fare almeno altre 100 persone. Sicché tu vai in una parrocchia, col cattivo parroco, e trovi la chiesa vuota la Domenica; vai nella parrocchia accanto, e trovi la chiesa piena, perché lì c'è un buon parroco. Per buono - cattivo, non intendo certo simpatico o meno. Parlo di cose serie.
Poi ci sono quelli che non ci vogliono proprio andare. Ma questo rientra nella libertà che Dio ci ha donato, la libertà di non credere e di non partecipare. E non vedo proprio nulla di cui sorprendersi o che non sia ampiamente previsto... con molto anticipo.
Alla fine, chi non crede ci rimette. Possiamo pregare per loro. Ma dobbiamo pregare anche per noi, perché non basta credere: bisogna scegliere il Bene e combattere il male; scegliere Cristo e lasciare il resto.
I tuoi nipoti non vanno. I miei vanno. E che facciamo? Tutte le visioni sono parziali. Solo Dio può sapere.

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Il Venerabile Beda

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 Oggetto del messaggio: Secondo voi, la gente non va più in chiesa?
MessaggioInviato: domenica 31 ottobre 2010, 19:50 
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Iscritto: giovedì 16 settembre 2010, 16:23
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L'uomo può parlare solo in base alle proprie esperienze. Poi può parlare in base alle esperienze di altri se queste sono ben spiegate.
Questo piccolo contributo che vorrei aggiungere lo traggo dal sito del Rinnovamento Carismatico e spiegherebbe un po' in cosa crede la gente:
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Uno dei tratti più caratteristici della post-modernità é il passaggio dalla ragione “forte” al cosiddetto “pensiero debole”, che non é la debolezza del pensiero, ma il rifiuto di una verità oggettiva e universale, a favore delle tante piccole verità soggettive o opinioni. Questo clima culturale registra una profonda crisi della ragione, come ha messo in luce il Papa nella Fides et Ratio. In quest’enciclica Giovanni Paolo II presenta una serie di correnti di pensiero che caratterizzano l’attuale crisi della ragione: l’eclettismo, che assume singole idee derivate da differenti filosofie, senza badare alla loro coerenza organica (n.86); lo storicismo, che nega l’esistenza di verità immutabili, sostenendo che una cosa vera in un’epoca può non esserla in un’altra e scambiando, di fatto, l’attualità con la verità (n.87); lo scientismo, che dichiara vero solo ciò che è scientificamente dimostrabile ((n.88); il pragmatismo, che fa decidere la verità sulla base di un voto di maggioranza, con cui si stabilisce come vero ciò che è utile o quello che i più ritengono più vantaggioso (n.89).

Queste diverse posizioni approdano facilmente al relativismo, perché su queste basi si ritengono come vere tutte le singole posizioni e opzioni degli individui. Oggi si tende a pensare che una cosa sia vera sol perché “per me” è tale; si ritiene che il semplice “sentire” qualcosa come buona e giusta, la renda realmente tale. Domani magari si penserà nel modo diametralmente opposto, e sarà ugualmente vero ciò che si penserà e si deciderà di fare… Il definitivo fa paura o viene apertamente rifiutato come inautentico. L’uomo contemporaneo vive così in un eterno presente ripetitivo, come uno che macina chilometri su chilometri, stando però sempre fermo allo stesso posto. Egli “non va da nessuna parte”, come sostiene uno dei filosofi oggi più conosciuti, Gianni Vattimo, il quale dice: “Credo che la filosofia non debba né possa insegnare dove si é diretti, ma a vivere nella condizione di chi non è diretto da nessuna parte”. Un uomo così delineato ritiene di vivere solo per l’immediato, senza preoccuparsi di una missione o di un progetto di vita. Il protagonista del romanzo di M. Kundera, l’insostenibile leggerezza dell’essere, alla fine della vicenda, afferma: “Io non ho nessuna missione. Nessun uomo ha una missione. Ed è un sollievo enorme scoprire di essere liberi, di non avere una missione”.

Si cade così in quelle che Giovanni Paolo II chiama le “sabbie mobili del nichilismo”, ossia nella filosofia del nulla, che vede l’esistenza solo come un’opportunità per “consumare” esperienze su esperienze, senza l’assunzione di impegni definitivi, dal momento che tutto é fugace e provvisorio (n.46). La post-modernità si caratterizza soprattutto per l’affermazione della centralità del soggetto, colto però non tanto nella sua dignità di persona, cioè di essere relazionale che ha una sua ricchezza ontologica, quanto piuttosto nella sua singolarità di individuo, che sta accanto alla massa degli altri individui, cercando di affermare i propri diritti e vantaggi. Quest’impostazione trova un riscontro chiaro nella filosofia di Nietzsche, il quale afferma che il soggetto è solo “una favola, una finzione, un gioco di parole”. Ciò significa che la persona è svuotata della ricchezza del suo essere, per ridursi solo al suo esserci qui ed ora, in un’esistenza sostanzialmente insignificante: viene in mente Pirandello, per il quale l’uomo è una sorta di gioco di maschere, dal momento che egli, senza rendersene conto, appare agli altri così come essi sono abituati a vederlo. Ma dietro le maschere il volto non esiste, per cui l’uomo è “uno, nessuno, centomila”...

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Mi viene in mente una mia amica artista atea, una artista molto valida che però è schifata della mancanza di etica che c'è nell'ambiente dell'arte, che lei conosce da una vita.
Lei non vuole avvicinarsi alla religione per via dei dogmi. Cioè sente che la religione rappresenterebbe per lei una costrizione. La obbligherebbe a cambiare vita.
Forse noi ci scegliamo un codice di vita in base a quello che ci fa soffrire di meno.


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