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 Oggetto del messaggio: La parabola del padre misericordioso
MessaggioInviato: sabato 6 dicembre 2008, 18:32 
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... o del figliol prodigo

Disse Gesù: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.



Come persona non mi ritengo più tanto giovane, a 36 anni penso di essere adulto; come prete invece sono giovane, anche perché l’età media dei preti è oltre i sessant’anni, 25 anni più avanti di me. E così, come prete giovane, e cristiano adulto, mi interesso un po’ di giovani e del mondo giovanile. Nella Chiesa come nella scuola, dal punto di vista della famiglia come dal punto di vista sociale più allargato, da alcuni anni tutti parlano di emergenza educativa. Ogni agenzia educativa cerca di analizzare e descrivere il mondo dei giovani; e così si sentono ritornelli di questo tipo: “I giovani sono fragili, non sono più capaci di sacrificarsi per nulla, una volta avevano grinta ed entusiasmo ora hanno perso anche quelli, ecc.”.
Io non sono d’accordo !!! Mi pare di poter dire che conosco giovani fragili, ma anche giovani forti; conosco giovani capaci di grande spirito di sacrificio, e altri senza spina dorsale; conosco giovani che si entusiasmano per poco ed altri che non si smuovono neanche con Michelle Hunzicher a fianco. E così sono pure gli adulti.

Il Vangelo di questa sera, la parabola del padre misericordioso, ci aiuta a fare una riflessione differente, e forse più seria. I giovani hanno le qualità ed i problemi più disparati, i doni ed i vizi comuni a tutti, anche agli adulti, ed in fin dei conti (come gli adulti) devono guardarsi da due pericoli: l’egoismo e la paura. Il Vangelo di questa sera ci richiama tutti, laici e religiosi, giovani e adulti, a guardarci dal cadere in questi due inganni della vita: appunto, l’egoismo e la paura, l’egocentrismo e la pigrizia. L’icona del giovane egoista è il figlio minore della parabola. Cerca il piacere, la comodità, solo il divertimento: è opportunista, e dopo un po’ soffoca in se stesso, muore nel suo egoismo. Prendendo spunto dalla canzone dei Nomadi “Io voglio vivere” che abbiamo ascoltato prima si potrebbe dire che l’egoista crede che l’amore sia un inganno, e invece l’amore non inganna mai. Magari l’amore fa soffrire, fa star male, perché l’amore è anche sacrificio, ma non inganna mai, l’amore non frega nessuno. Possiamo dire che quel figlio, il minore nella parabola, non aveva conosciuto il padre (né quando parte per andare via, né quando è via e decide di tornare a casa): non parte in cerca di lavoro infatti, parte perché stare in casa per lui è una schiavitù. Ma forse, vivendo così, dovunque va gli pare di essere schiavo. Conosce il padre solo quando, tornando, vede il padre che è là che lo aspetta, gli corre incontro e lo abbraccia. In quel lasciarsi abbracciare, in quell’esperienza del venire riaccolto scopre la bontà del padre e la bellezza dell’essere figlio.
L’immagine del giovane pauroso e pigro è invece il figlio maggiore della parabola. Non cerca nulla nella vita, non ha aspirazioni, non ha desideri, non ha sogni. E così muore nella sua indifferenza. L’altro moriva nell’egoismo, soffocato; questo muore nella paura, schiacciato. Quella citazione di G.Bernanos che abbiamo letto all’inizio è significativa: non possiamo essere così, come quelle sete troppo preziose per essere usate, come quei servizi di bicchieri che le nostre nonne tengono nella credenza e che non hanno mai usato. No !!! Quel figlio maggiore, schiacciato dalla paura, bloccato nella pigrizia, impara solo a mormorare. Anche lui non conosce suo padre, è chiaro: non stando in casa, non ha mai incontrato davvero suo padre, forse non l’ha mai guardato negli occhi.
Noi ci chiediamo: che fare per evitare questi due rischi ? Cosa ci propone il Vangelo per non soffocare nel nostro egoismo e per non appiattirci nella paura e nella pigrizia ? Che fare per vivere davvero e non accontentarci di sopravvivere ? Tre messaggi:

- bisogna scoprire che siamo figli, figli di Dio, perché il Dio che ci ha fatto conoscere Gesù è un Dio Padre;
- bisogna scoprire che abbiamo dei fratelli, che siamo fratelli, e allora gli altri non sono mai nemici, ma fratelli anche quando poco simpatici;
- bisogna scoprire che siamo un po’ tutti nomadi, non zingari, ma nomadi.

Quel padre della parabola esce incontro sia al figlio minore che al figlio maggiore: Dio è così con noi. Se cerchiamo i desideri e i sogni che abitano il profondo del nostro cuore, entriamo in intimità con Dio e scopriamo di essere da Lui cercati, abbracciati, perdonati.
Dio è Padre al plurale, è Padre mio e degli altri, è Padre nostro. Il figlio maggiore non chiama suo fratello col termine “fratello”, ma rivolgendosi al padre lo definisce “questo tuo figlio”. Che tristezza, guardare gli altri e non riconoscerli come nostri fratelli, ma genericamente solo figli di qualcun’altro. Dobbiamo imparare a vedere gli altri, tutti gli altri, come nostri fratelli, dobbiamo imparare ad accogliere gli altri come fratelli: saremo persone più ricche, scopriremo che l’umanità è un’unica famiglia.
Il nomade, colui che si sposta ogni giorno, o spesso, pare non aver casa; oppure ha casa ovunque, dipende dai punti di vista. Anzi, dipende da lui: può abitare ogni luogo e sentirsi straniero, oppure può passare in qualsiasi luogo e ovunque può essere capace di creare la sua casa. Dipende da noi, da ciascuno di noi, da come noi guardiamo Dio e gli altri: se guardiamo a Dio e lo riconosciamo come Padre, se guardiamo agli altri riconoscendoli come fratelli, ovunque andremo troveremo un luogo che ci accoglierà come a casa, a casa nostra. Forse questo è l’obiettivo di ogni cristiano, di ogni battezzato: non accontentarsi di sopravvivere, ma riconoscere Colui che ci è Padre e coloro che ci sono fratelli per vivere sopra l’egoismo e oltre la paura.
Un grazie a don maurizio per questa riflessione

_________________
Angolo di cielo, link ufficiale: http://angolodicielo.altervista.org


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