Angolo di cielo

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 Oggetto del messaggio: I pensieri di Chiara Lubich
MessaggioInviato: giovedì 12 febbraio 2009, 15:24 
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Tranquillo Nemamiah, la prossima volta che verrai a trovarci ne potrai prendere un'altro se vuoi. [k-sìsì]

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 Oggetto del messaggio: I pensieri di Chiara Lubich
MessaggioInviato: martedì 17 marzo 2009, 17:25 
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Il vertice dell'amore, la chiave dell'unità.
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Gesù crocifisso! In una circostanza veniamo a conoscere che il più grande dolore che Gesù ha sofferto, il culmine del suo amore, è stato quando in croce ha sperimentato l'abbandono del Padre: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46). Gesù aveva sperimentato in sé la separazione degli uomini da Dio e fra loro. Aveva sentito il Padre lontano da sé. In un impeto di generosità, in cui non era assente certo un particolare aiuto dall'Alto, decidiamo di seguire Gesù così, di amarlo così.

E da quel momento ci è parso di scoprire il suo volto dovunque. Lo abbiamo ravvisato nei dolori personali ed in quelli dei prossimi, spesso soli, abbandonati, dimenticati. Ma anche in tutte le divisioni, i traumi, gli spacchi, le indifferenze reciproche, grandi e piccole: nelle famiglie, fra le generazioni, fra ricchi e poveri, nella stessa Chiesa, a volte. Fra le varie Chiese, fra le religioni e anche fra chi crede e chi è di diversa convinzione.

Ma tutte queste lacerazioni non ci hanno spaventato; per l'amore a Lui abbandonato, ci hanno attratto. Su quella croce Gesù, dopo aver lanciato quel grido d'abbandono, aveva rimesso il suo spirito nelle mani del Padre: "Nelle tue mani, Padre, raccomando il mio spirito" (Lc 23,46). Constatiamo che, appena lo si ama in ogni dolore, e, come Lui, ci si riabbandona al Padre, e poi si continua ad amarlo, facendo la volontà divina del momento seguente, il dolore, se spirituale, in genere scompare, se fisico, diviene giogo leggero. Troviamo Dio in un modo nuovo, più faccia a faccia, in un’unità più piena. Tornano la luce e la gioia e con esse la pace, frutto dello Spirito che è Amore. L'unità spezzata si ricompone.


(Chiara Lubich)

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 Oggetto del messaggio: I pensieri di Chiara Lubich
MessaggioInviato: giovedì 26 marzo 2009, 23:22 
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La Croce



"Prenda la sua croce..."


Strane e uniche queste parole. E anche queste, come le altre parole di Gesù, hanno qualcosa di quella luce che il mondo non conosce. Sono così luminose che gli occhi spenti degli uomini, e anche i cristiani languidi, restano abbagliati e quindi accecati.
Forse nessuna cosa è più enigmatica della croce, più difficile a capire; non penetra nella testa e nel cuore degli uomini. Non entra perché non è compresa, perché siamo spesso diventati cristiani di nome, appena battezzati, forse praticanti, ma immensamente lontani da come ci vorrebbe Gesù.
Si sente parlare della croce a Quaresima, si bacia il venerdì santo, si appende nelle aule. Essa sigilla col suo segno alcune nostre azioni; ma non è capita. E forse tutto l'errore sta qui: che nel mondo non è capito l'amore.
Amore è la parola più bella, ma la più deformata, la più deturpata. È l'essenza di Dio, è la vita dei figli di Dio, è il respiro del cristiano, ed è diventata patrimonio, monopolio del mondo; è sulle labbra di quelli che non avrebbero diritto a nominarla.
Certo, nel mondo, non tutto l'amore è così: c'è ancora il sentimento materno, ed esempio, che nobilita - perché misto al dolore - l'amore: c'è l'amore fraterno, l'amore nuziale, l'amore filiale, buono, sano: orma, magari inconscia, dell'Amore del Padre creatore di tutto.
Ma quello che non è capito è l'amore per eccellenza: è intendere che Dio, che ci ha fatti, è sceso fra noi come uomo fra gli uomini, è vissuto con noi, è rimasto con noi e s'è lasciato inchiodare sulla croce per noi: per salvarci.
È troppo alto, troppo bello, troppo divino, troppo poco umano, troppo sanguinoso, doloroso, acuto per esser capito.
Forse attraverso l'amore materno qualcosa s'intende, perché l'amore di una madre non è solo carezze, baci; è soprattutto sacrificio.
Così Gesù: l'amore l'ha spinto alla croce, che da molti è ritenuta pazzia.
Ma solo quella follia ha salvato l'umanità, ha plasmato i santi.
I santi infatti sono uomini capaci di capire la croce. Uomini che, seguendo Gesù, l'Uomo-Dio, hanno raccolto la croce di ogni giorno come la cosa più preziosa della terra, l'hanno alcune volte brandita come un'arma diventando soldati di Dio; l'hanno amata tutta la loro vita e hanno conosciuto ed esperimentato che la croce è la chiave, l'unica chiave che apre un tesoro, il Tesoro. Apre piano le anime alla comunione con Dio. E così, attraverso l'uomo, Dio si riaffaccia sul mondo, e ripete - le azioni che fece un giorno Lui quando, uomo tra gli uomini, benediceva chi lo malediceva, perdonava chi lo insultava, salvava, guariva, predicava parole di cielo, saziava affamati, fondava sull'amore una nuova società, mostrava la potenza di Colui che l'aveva mandato. Insomma la croce è quello strumento necessario per cui il divino penetra nell'umano e l'uomo partecipa con più pienezza alla vita di Dio, elevandosi dal regno di questo mondo al Regno dei Cieli.
Ma occorre "prendere la propria croce...", svegliarsi al mattino in attesa di essa, sapendo che solo per suo mezzo arrivano a noi quei doni che il mondo non conosce, quella pace, quel gaudio, quella conoscenza di cose celesti, ignote ai più.
La croce...cosa tanto comune. Così fedele, che non manca all'appuntamento di nessun giorno. Basterebbe raccoglierla per farsi santi. La croce, emblema cristiano, che il mondo non vuole perché, crede, fuggendola, di fuggire al dolore, e non sa che essa spalanca l'anima di chi l'ha capita sul regno della Luce e dell'Amore: quell'Amore che il mondo tanto cerca, ma non ha.

(da "Meditazioni")

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 Oggetto del messaggio: I pensieri di Chiara Lubich
MessaggioInviato: mercoledì 1 aprile 2009, 22:23 
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Immagine GESU’ ABBANDONATO


Gesù Abbandonato, per il quale vivo e soffro quei piccoli dolori che mi da soffrire, perché Lui non sia più abbandonato.
Lui si è donato completamente a me ed io devo pur fare altrettanto, donandomi totalmente a Lui. Io non posso più vivere la mia volontà: la mia volontà è la Sua. Vivrò facendo fedelissimamente la sua volontà anche nelle piccole cose; che se quelle mancano, non ho fatto nulla per Lui.
Gesù Abbandonato portava dolcezza all’anima, riposo, fuoco: non cercare di amarLo quando altro non possiamo fare perché il dolore ce lo fa ricordare, ma preferirLo sempre; non dar peso alle gioie, alle soddisfazioni dell’unità…per chieder sempre di patire con Lui. È miele dell’anima, riposo, fuoco!
E tu non dimenticare Gesù Abbandonato. Quando nella vita tutto ti scomparisse, ritroverai Lui fedelmente fedele: Lui, il tradito, per consolare tutti i traditi; il fallito, per consolare tutti i falliti; il vuoto per riempire ogni vuoto; il malinconico, che rasserena ogni malinconia; il non amato, che sostituisce (divinamente) ogni amore perduto o non trovato. Amalo nella cella interiore del tuo cuore che è e rimarrà tutta e sempre solo tua.
…preferire fra tutti gli attimi (della giornata) quelli dolorosi (specie gli abbandoni che si provano nell’anima) perché li è Gesù Abbandonato che “sposa” l’anima.
Abbiamo constatato con l’esperienza continua che ogni dolore dell’anima può essere annullato e l’anima si sente ripiena di Spirito Santo, che è gaudio, pace, serenità.
Quando l’anima non canta qualcosa la preoccupa e questo qualcosa va donato subito a Dio. Possono essere dolore per le cose esterne, possono essere dolori intimi (dubbi, scrupoli, malinconie, tentazioni, vuoti, nostalgie). Tutti questi dolori vanno donati a Dio. Più celere è il dono, più presto l’amore scende nei cuori. Solo nell’estrema povertà dell’anima, che si perde per amore, Iddio fa il suo ingresso trionfale con la pienezza del gaudio.
Prendi, in ogni momento, tutto ciò che è tuo e dallo a Lui. Daglielo sempre più subito. Quanto più subito glielo darai, tanto più presto sarai Lui. Che ti posso dire di più grande? E cosa è la vita nell’amore se non ricopiare Lui? Se non vivere Lui? Ecco qui la nostra santità: arrivare ad essere Lui. Poter dire con San Paolo: “non sono più io che vivo. È Cristo che vive in me.”
Riassumendo: vita soprannaturale, virtù, dolcezza, fuoco, riposo, consolazione, pienezza, compagnia, pace, serenità, amore, amore paradisiaco, luce dell’Amore, Amore di Gesù, Dio: ecco gli straordinari frutti di questa vita, dell’amore a Gesù Abbandonato, quando in quell’abbraccio, Egli sposa l’anima.
Ogni volta che la gioia non invade il nostro cuore dobbiamo interrogarci: siamo sulla strada giusta? Siamo nella volontà di Dio?
Non c’è gioia di Gesù senza amore a Gesù Abbandonato. Non c’è gioia di Gesù senza dolore amato. Se non abbiamo la gioia della risurrezione significa che Gesù Abbandonato non è più l’ideale della nostra vita, del nostro attimo presente. Al suo posto vi sarà il lavoro, il nostro io,, che vuol vivere quando deve morire, o lo studio, le attività, le cose, le creature… È speciale infatti la gioia che Dio vuole da noi: è la gioia di Gesù Risorto, che fiorisce sul dolore, irrompe dalla rinuncia, accompagna l’amore. Ed è gioia contagiosa, che si distingue, che colpisce, che attira, che converte.
Guardalo là dove sta crocifisso: sentilo gridare “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
“Ah, fratello! Se ti butti per questa via (dell’Unità), ben presto proverai le stimmate dell’Abbandono! Allora il Signore scaverà nel tuo cuore un vuoto d’infinito che tu ricolmerai immediatamente con Gesù Abbandonato.
Gesù Abbandonato è la via all’unità con i fratelli.
Ma se Gesù vive in me, e vive anche ne mio fratello è evidente che, quando ci si incontra, siamo già uno, siamo prefetti nell’unità.
E cosa ha reso possibile tutto ciò? L’amore a Gesù Abbandonato.



( da L’unità e Gesù Abbandonato di Chiara Lubich)

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 Oggetto del messaggio: I pensieri di Chiara Lubich
MessaggioInviato: giovedì 2 aprile 2009, 0:01 
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Dio è Amore!


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