Angolo di cielo

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 Oggetto del messaggio: De contemptus mundi (del disprezzo del mondo)
MessaggioInviato: domenica 28 novembre 2010, 16:18 
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Questo tema appartiene alla storia della spiritualità. Tra le vedute pessimistiche dell'Ecclesiaste sulla condizione umana e gli accenti angosciosi dei nostri filosofi della nausea e dell'assurdo (chi non ricorda “Aspettando Godot” di Samuel Beckett ?), il Cristianesimo medioevale ha conosciuto, anch'esso, la condizione miserabile dell'uomo e l'inquietudine umana; dal senso vivissimo della vanità dei beni fugaci è nata tutta una letteratura sul tema del “disprezzo del mondo”.
Questa letteratura prende avvio all'epoca patristica, si sviluppa durante tutto il Medioevo fin'oltre il Rinascimento; essa esprime uno degli aspetti più importanti della spiritualità medioevale e anche della spiritualità cristiana “tout court”. Ma, per i pensatori cristiani, l'atteggiamento negativo del “disprezzo del mondo” è sempre contropartita di un atteggiamento positivo: la speranza dei beni eterni e l'aspirazione all'unione perfetta con Dio; questo è ciò che distingue il disprezzo cristiano del mondo da tutte le forme di pessimismo radicale.

Forse tra tuti gli scritti sul tema del contemptus mundi il più famoso resta quello di Papa Innocenzo III (colui che diede un primo assenso orale all'ordine Francescano) intitolato “De contemptu mundi”.
Il profondo disprezzo per il corpo – carcere dell’uomo – ha il suo vertice insuperato nel De contemptu mundi del diacono Lotario dei conti di Segni, salito l’8 Gennaio 1198 al soglio pontificio con il nome di Innocenzo III.
Innocenzo – in una maniera del tutto inusitata, aggressiva, passionale e violenta – si scaglia, già all’inizio della sua opera, contro l’uomo, sottolineando come questi altro non sia che terra, come tale «concepito nella colpa, nato a soffrire».
E prosegue, poi, con espressioni che – oltre a passare alla storia della lotta contro la corporeità per la loro asprezza e durezza – sottolineano il consolidarsi definitivo (e al negativo) del rapporto corpo - terra - donna: «L’uomo è formato di polvere, di fango e di cenere, e ciò ch’è ancora più miserabile, di seme immondo; viene concepito nello stimolo della carne, nell’ardore della libidine, nel fetore della lussuria, e quel ch’è peggio, con la macchia del peccato: nasce alla fatica, al dolore, alla paura, e ciò ch’è ancor più triste, alla morte. Compie azioni malvagie con le quali offende Iddio, il prossimo e se stesso; commette disonestà per le quali macchia il suo onore, la sua coscienza e la sua persona; s’affatica dietro cose vane, trascurando le utili e le necessarie. Diverrà cibo del fuoco che sempre arde e brucia inestinguibile, esca del verme che sempre rode e consuma, mucchio di putredine orrenda, d’un fetore insopportabile».


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 Oggetto del messaggio: De contemptus mundi (del disprezzo del mondo)
MessaggioInviato: domenica 28 novembre 2010, 16:59 
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È una visione presente nella letteratura medievale, ma deve essere compresa, ed epurata da visioni storiche contingenti. Innanzitutto, questo stesso uomo di cui si parla, è creato a immagine e somiglianza di Dio. Dal che si deduce, come un disprezzo assoluto dell'uomo, in realtà sia un disprezzo contro una creatura di Dio, creata a Sua immagine e a Sua somiglianza. A questo si aggiunga il fatto che la natura di questo stesso uomo, è stata elevata, nobilitata e divinizzata, attraverso l'Incarnazione di Gesù Cristo. Alla luce di questi fatti, bisogna quindi comprendere il corretto senso di queste riflessioni: disprezzo per il peccato, disprezzo per la materialità, quando questa non è volta al Bene, disprezzo per ciò che tende a escludere Dio.
Ma apprezzamento esplicito, verso la materialità, quando questa è volta al Bene. Nella Genesi, per ogni cosa creata, "Dio vide che era cosa buona"; ma quando arriva all'uomo, per il fatto di averlo creato a Sua immagine e soprattutto per il fatto di averli creati "maschio e femmina" (sesso), "Dio vide che era cosa molto buona".
Questo mondo materiale, lo ha creato Dio.
Che poi non sia come Dio lo aveva concepito, a causa del male, a causa del peccato, è altra questione. Allora sì al disprezzo verso ciò che è materiale, se allontana da Dio; apprezzamento verso il materiale che ci avvicina a Dio. Del resto, se uno avesse grosse disponibilità economiche, non sarebbe la disponibilità economica ad essere buona o cattiva in sé; ma dipenderebbe esclusivamente dell'uso, che si dovesse fare di questa disponibilità economica. Ma non è corretto un disprezzo verso il materiale fine a se stesso. Se Dio non apprezzasse la materia, gli sarebbe bastato non crearla. E limitarsi a creare un assetto puramente spirituale. Se ha deciso di creare la materia, evidentemente, la materia, non solo è basicamente buona (sebbene adesso alterata), ma è anche a Lui gradita, posto che il suo uso sia correttamente indirizzato. Questo non vale solo per il passato e per il presente; ma anche per il futuro. Se la materia, fosse in sé così disprezzabile, non avrebbe in progetto, la "Resurrezione della carne", o per usare una terminologia più attuale, "Resurrezione della materia". Se fosse così negativa, non la farebbe risorgere. Invece la vuole proprio fare risorgere, per ripristinare l'originario splendore della Creazione (materiale), e potenziarla, divinizzandola, attraverso l'Incarnazione di Cristo. Alla luce di tutte queste considerazioni, non si può non considerare la materia, come cosa molto gradita a Dio e da Lui voluta, a condizione che sia indirizzata al Bene, e basata sulla Sua Legge.
In questo senso, devono essere correttamente interpretate le riflessioni medievali di questo tipo. Disprezzo verso la materialità, solo e soltanto quando questa è indirizzata contro Dio (e contro l'uomo); apprezzamento, in tutti gli altri casi.

Del resto, la volontà assoluta di creare la materia, in Dio è stata così forte, che pur sapendo quello che sarebbe accaduto a causa di questa (ribellione di una parte degli angeli, ribellione dell'uomo, ecc.), ha voluto comunque crearla. Sarebbe stato molto più comodo, non crearla, e lasciare tutto sul piano spirituale. Decisamente, non ha voluto scegliere la strada più comoda, pur di dare spazio alla materia.
Se Dio non avesse creato la materia, gli angeli ribelli, non si sarebbero ribellati; l'uomo non ci sarebbe stato, e non essendoci stato, non ci sarebbe stato nemmeno il peccato. Eppure, pur sapendo questo, nella Sua onniscenza, ha voluto la materia. Non bisogna mai perdere di vista questo fatto, quando si riflette su questi particolari (e non maggioritari), testi medievali.

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 Oggetto del messaggio: De contemptus mundi (del disprezzo del mondo)
MessaggioInviato: domenica 28 novembre 2010, 18:06 
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Recentemente, proprio in merito a questo tema, papa Benedetto XVI ha segnalato alla nostra attenzione la vita e gli scritti di Ambrogio Autperto, monaco e abate che visse nel 700.

Una delle opere più famose di Autperto è "Conflictus vitiorum et virtutum" ( Conflitto tra vizio e virtù).


In questo trattato sul conflitto tra vizi e virtù, Autperto contrappone alla cupiditas (la cupidigia) il contemptus mundi (il disprezzo del mondo), che diventa una figura importante nella spiritualità dei monaci. Questo disprezzo del mondo non è un disprezzo del creato, della bellezza e della bontà della creazione e del Creatore, ma un disprezzo della falsa visione del mondo presentataci e insinuataci proprio dalla cupidigia. Essa ci insinua che “avere” sarebbe il sommo valore del nostro essere, del nostro vivere nel mondo apparendo come importanti. E così falsifica la creazione del mondo e distrugge il mondo. Autperto osserva poi che l’avidità di guadagno dei ricchi e dei potenti nella società del suo tempo esiste anche nell’interno delle anime dei monaci e scrive perciò un trattato intitolato De cupiditate, in cui, con l’apostolo Paolo, denuncia fin dall’inizio la cupidigia come la radice di tutti i mali. Scrive: “Dal suolo della terra diverse spine acute spuntano da varie radici; nel cuore dell’uomo, invece, le punture di tutti i vizi provengono da un’unica radice, la cupidigia” (De cupiditate 1: CCCM 27B, p. 963). Rilievo, questo, che alla luce della presente crisi economica mondiale, rivela tutta la sua attualità. Vediamo che proprio da questa radice della cupidigia tale crisi è nata. Ambrogio immagina l’obiezione che i ricchi e i potenti potrebbero sollevare dicendo: ma noi non siamo monaci, per noi certe esigenze ascetiche non valgono. E lui risponde: “È vero ciò che dite, ma anche per voi, nella maniera del vostro ceto e secondo la misura delle vostre forze, vale la via ripida e stretta, perché il Signore ha proposto solo due porte e due vie (cioè la porta stretta e quella larga, la via ripida e quella comoda); non ha indicato una terza porta ed una terza via” (l. c., p. 978). Egli vede chiaramente che i modi di vivere sono molto diversi. Ma anche per l’uomo in questo mondo, anche per il ricco vale il dovere di combattere contro la cupidigia, contro la voglia di possedere, di apparire, contro il concetto falso di libertà come facoltà di disporre di tutto secondo il proprio arbitrio. Anche il ricco deve trovare l’autentica strada della verità, dell’amore e così della retta vita. Quindi Autperto, da prudente pastore d’anime, sa poi dire, alla fine della sua predica penitenziale, una parola di conforto: “Ho parlato non contro gli avidi, ma contro l’avidità, non contro la natura, ma contro il vizio”.
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Quello che a me sembra molto evidente nel Cristianesimo moderno è la perdita del senso dell'ascesi, della rinuncia.


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 Oggetto del messaggio: De contemptus mundi (del disprezzo del mondo)
MessaggioInviato: domenica 28 novembre 2010, 18:29 
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Questo perché è l'attaccamento alle cose materiali il male, non il loro uso intelligente. Se sono ricco, posto il mio necessario fabbisogno, questa ricchezza la posso usare o per costruire ospedali ed aiutare gli altri, oppure per... "spassarmela". È evidente, che gli esiti di quella ricchezza, sono differenti, rispetto all'uso ipotetico. Purtroppo è vero che si tende a un attaccamento eccessivo verso le cose materiali; non mi riferisco al necessario; (quello è giusto; anche nel Padre nostro, Gesù ci insegna a pregare per il pane quotidiano, materialità necessaria) ma al superfluo. Quello non serve. Serve il vestito pulito, e perché no... bello, nei colori, nel disegno. Ma non serve il vestito di marca. E via discorrendo. Purtroppo, tendiamo ad essere schiavi anche della forma, nell'esempio, la marca. Non per la ricerca legittima di una certa qualità (cosa lecita), ma per ostentare, fare mostra... in breve... vanità.
E questo riporta al brano da te citato che richiamava l'Ecclesiaste...
La vanità, non è decisamente una cosa costruttiva, anzi distruttiva.
Perché cerco il griffato?? Come garanzia di qualità? OK. (E non sempre è vero, spesso sì). Ma se lo cerco per ostentare, è altra questione.
Ma soprattutto, dobbiamo metterci in testa, che "il nostro superfluo appartiene agli altri", specie ai poveri. Allora, se non perdiamo questo principio, non si può diventare attaccati alle cose materiali. A me serve solo quello che serve. E non mi serve tutto. Spesso però lo dimentichiamo, e invece di essere noi i padroni della materia, come vuole Dio, ne diventiamo schiavi, come Dio non vuole.

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MessaggioInviato: domenica 28 novembre 2010, 19:31 
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Per me, non c'è niente da fare: il mondo moderno vive nell'illusione di poter risolvere tutto senza Dio. Con la scienza e con la tecnica, con la ricerca, con le teorie economiche, l'uomo risolverà ogni problema e infine il mondo sarà felice. Questo è il messaggio che manda il nostro mondo e verso il quale i cristiani si fanno fuorviare.
È patologico, ma è così.
Ci sono persino quelli che credono che un giorno riusciremo ad arrivare all'immortalità corporea.
È delirante, ma è così.
La verità cristiana invece è che, si, il mondo fu creato perfetto, ma purtroppo - col peccato di Adamo ed Eva - nel mondo entrano sofferenza, malattia e morte e fino ad oggi nessuno è riuscito ad eliminarle.
Ognuno fa la sua scommessa: quelli che pensano che forse domani stesso la ricerca troverà finalmente quello che mancava per essere felici e quelli che non ci credono e preferiscono abbandonare quella strada illusoria e affidarsi al messaggio paolino che dice "non conformatevi al mondo."
Il messaggio evangelico ci dice che nessuno potrà mai eliminare la sofferenza, la malattia e la morte e quindi la cosa intelligente da fare è pensare a salvare la propria anima, che oggi - dato com'è ridotto il mondo - è più difficile che mai.
Significa, come dice spesso il papa, andare controcorrente, essere derisi, umiliati, ridicolizzati.
Forse è per questo che molti cristiani tengono un piede in due scarpe: credono al Vangelo, ma non osano distaccarsi troppo dalla mentalità del mondo per paura di non essere capaci di portare la relativa croce.


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