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 Oggetto del messaggio: Confessione: dubbi e domande
MessaggioInviato: lunedì 9 marzo 2009, 15:16 
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Sottoscrivo la riflessione di Simona.
Aggiungo che nel più volte citato brano di Giovanni (basta leggere il capitolo relativo), Gesù si rivolge agli Apostoli dopo la sua Risurrezione.
Non a tutti i credenti.
Gli Apostoli, ovvero i vescovi, ricevuto questo mandato da Gesù, hanno delegato questo mandato ai presbiteri (cioè ai sacerdoti).

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 Oggetto del messaggio: Confessione: dubbi e domande
MessaggioInviato: lunedì 9 marzo 2009, 17:00 
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Iscritto: giovedì 5 marzo 2009, 14:40
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Bisogna anche dire poi che se per ricevere il perdono dei peccati non basta una richiesta di perdono a Dio direttamente e la riconciliazione con il fratello o la sorella offesi, ma bisogna andare anche a confessarsi ad un sacerdote, altrimenti, come dice il Catechismo cattolico, non si può avere l’assoluzione, bisognerebbe che ogni fedele avesse sempre con sé un sacerdote personale, così in caso di morte improvvisa potrebbe chiedere di essere assolto in fretta dai suoi peccati; ciò però sarebbe alquanto impossibile. È abbastanza chiaro che la richiesta diretta a Dio di perdono sia sempre quella ammissibile e possibile.

Il sacerdote viene a far scadere il rapporto personale con Dio in quanto il penitente deve andare innanzi tutto da lui per essere completamente assolto e non solo da Dio; tutto ciò mette l’individuo in una condizione tale da avere più fiducia nel sacerdote che non in Dio stesso. Non pensi?


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 Oggetto del messaggio: Confessione: dubbi e domande
MessaggioInviato: lunedì 9 marzo 2009, 17:22 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 15:59
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Ma infatti sopra ho scritto, che anche per la Chiesa Cattolica, se si è pentiti ma impossibilitati a confessarsi, si ha il perdono. È evidente.

Per il resto, non possiamo sindacare la scelte di Cristo...
Ha ritenuto di dare questo mandato agli Apostoli...
Avrà avuto e ha le Sue buone ragioni...
Forse, seguendo un ragionamento paolino, ha voluto che peccatori, potessero assolvere in suo nome altri peccatori, per esaltare la grandezza e l'efficacia della misericordia di Dio. Fermo restando che il sacerdote, in quel momento è "solo" uno strumento tra in penitente e Cristo.
Resta cmq il principio, che non c'è perdono senza pentimento, assoluzione sacramentale o meno. Si parla ovviamente di peccati gravi, ovvero gravi rotture con Dio e/o con il prossimo...

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 Oggetto del messaggio: Confessione: dubbi e domande
MessaggioInviato: lunedì 9 marzo 2009, 17:29 
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Iscritto: domenica 8 marzo 2009, 23:45
Messaggi: 7
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I Sacramenti, come la Riconciliazione, sono stati inventati da Dio affinché la sua presenza in mezzo a noi fosse visibile ed efficace.
Nel CCC si dice al numero 1452: < Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è « il dolore dell'animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire ». 43

1452 Quando proviene dall'amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta « perfetta » (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale.44

È ovvio che se il morente non ha possibilità di ricorrere al sacerdote, Dio, così come ha creato il Sacramento, può anche andare oltre. Ma questo avviene quando il morente non conosce la fede cattolica oppure non fa in tempo ad andare o a far venire un sacerdote: in questi casi Dio raggiunge comunque l'anima, in un modo a Lui solo conosciuto. Ciò non esime noi cattolici dal ricorrere al Sacramento della Riconciliazione come via ordinaria alla Salvezza, lasciando a Dio decidere quali siano le vie straordinarie che Lui vuole percorrere.
La nostra religione non è meccanica ma solo Amore.
Grazie per l'intervento!
In questi giorni non so se riuscirò a connettermi: buona discussione.
Ciao!
Simona


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 Oggetto del messaggio: Confessione: dubbi e domande
MessaggioInviato: lunedì 9 marzo 2009, 17:53 
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Iscritto: giovedì 5 marzo 2009, 14:40
Messaggi: 107
Riguardo al passo di Giovanni poco piu sopra ho dato una risposta...

Giacomo 5:16; le istruzioni di Giacomo in questo passo si riferiscono al confessare i propri peccati nei confronti dell’individuo offeso. Egli non intende dire di confessare i propri peccati agli anziani (o presbiteri), addirittura poi per riceverne l’assoluzione, ma di farlo nei confronti dell’offeso. Gesù insegnò che il modo migliore di correggere chi sbaglia dovrebbe essere esclusivamente quello faccia a faccia tra due persone: Matt. 18:15-17; se ciò non bastasse devono essere coinvolte una o due altre persone come testimoni. Soltanto nel caso che neppure questo sia sufficiente, la questione deve essere portata a conoscenza dell’intera comunità locale. Le confessioni pubbliche non sono comunque da incentivare perché a volte fanno più male che bene per svariati motivi; solo nel caso che esse siano necessarie per il penitente e per la comunità possono o devono essere svolte. Gesù insegnò che il modo di correggere chi sbaglia dovrebbe essere inizialmente il più riservato possibile: Matt. 18:15-17.

Luca 11:1-4; Matt. 6:9-12; “e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore...” c.11:4 di Luca ...Matt. 6:12 “rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori”. Noi possiamo perdonare solo le colpe dei nostri debitori, non quelle di altri. Come può un uomo, che non ha nulla a che vedere con l’offesa commessa dal penitente ad un altro uomo, perdonare il colpevole, se egli non vi ha avuto nulla a che fare e non è vittima di alcunché da parte di questi? Sarà l’uomo che ha ricevuto il danno dal penitente a perdonare al suo debitore il torto subito; non può qualcun’altro, estraneo ai fatti (il sacerdote) e non vittima di alcun tipo di torto, perdonare (anzi, peggio ancora assolvere) qualcuno, perché egli non è parte in causa. In ogni caso, poi, sarà solo possibile un perdono umano e non un’assoluzione divina; mai uno potrà dire :“Io ti assolvo dal tuo peccato” questo spetta solo a Dio, l’unico che può giudicare, condannare o perdonare senza obbiezioni da parte di alcuno e l’unico anche che può scrutare il pentimento e il ravvedimento o meno, nel penitente. La Chiesa Cattolica Romana afferma che solo con il sacramento della confessione si può avere l’assoluzione dei peccati; in pratica, non basta solo confessarsi a Dio personalmente, ma bisogna confessarsi anche al sacerdote che nel nome di Dio darà l’assoluzione. Come abbiamo visto non è stato così per circa 1200 anni nel seno del Cristianesimo di “massa”, ma dal 1215 si decise tale dogma di fede facendone addirittura un sacramento, pari addirittura al sacramento del battesimo come importanza. È oltre modo strano che per 1200 anni un sacramento così importante, per la Chiesa Cattolica, non sia esistito per niente a prova del fatto che è un’invenzione umana. Se fosse ispirata da Dio tale direttiva non sarebbe di certo mancato il suo uso sin dall’inizi dell’era della Chiesa di Dio sulla terra e non solo dopo dodici secoli. Il sacramento della penitenza o confessione auricolare ha una storia piena di controversie, dubbi, reazioni e progressi che tentano di raggiungere la precisione della dottrina teologica e la sua espressione, benché la facciano scostare sempre più dal pensiero biblico. Di secolo in secolo, a partire dalla seconda metà del II secolo, si idealizzarono teorie, in seguito le si fecero progredire nel tempo, poi ancora alcune le si cambiarono, altre diventarono fondamentali e quindi arricchite di nuovi elementi e pensieri teologici per arrivare poi alla confessione con assoluzione decisa dal Concilio Lateranse IV del 1215. Prima di allora la confessione non era assolutoria ma solo deprecativa. Il sacramento cattolico della confessione con assoluzione oggi sta certamente subendo un declino soprattutto da parte dei giovani; fra le cause principali vi è certamente da includere l’automatismo della confessione (senza esserci la conversione) congiunto con la concezione troppo individualistica del sacramento che mette l’individuo di fronte ad un sacerdote, il quale lo assolve “magicamente” dai propri peccati, anziché indurre il colpevole a riparare il male fatto al fratello o fratelli offesi o danneggiati, e ad un ravvedimento completo e generale con una pratica di vita veramente cristiana.


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