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 Oggetto del messaggio: Che cos'è la santa indifferenza
MessaggioInviato: giovedì 12 maggio 2011, 10:01 
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Iscritto: giovedì 16 settembre 2010, 16:23
Messaggi: 267
Dopo aver invitato l'esercitante a riflettere sulla finalità della propria vita, sant'Ignazio presenta una virtù necessaria per la sana gestione della creazione: l'indifferenza spirituale. Si tratta di un atteggiamento interiore da assumere e coltivare. L'indifferenza spirituale è indicata all'inizio del percorso degli esercizi, in realtà però essa accompagna tutto l'itinerario e cresce col tempo. Non si tratta di una indifferenza che disprezza il mondo; è invece una indifferenza «santa», che aiuta a cercare e trovare la volontà di Dio. È una virtù metodologica, serve a trovare la volontà di Dio e subito dopo si trasforma in responsabilità personale e in serietà. Ecco il testo ignaziano.

È perciò necessario renderci indifferenti rispetto a tutte le cose create, in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito; in modo che, da parte nostra, non vogliamo più salute che malattia, ricchezza che povertà, onore che disonore, vita lunga che breve, e così via in tutto il resto; solamente desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati.

[Es 23]

Nel testo l'indifferenza ignaziana è rivolta verso le creature, non certo verso il loro Creatore. Inoltre, è un atteggiamento di distacco nei confronti di tutto ciò che è buono, non certo verso il male e ciò che è cattivo. Nei confronti del male e del maligno non bisogna essere soltanto indifferenti ma decisi e attivi nel rifiuto e nella rinuncia. Questo è anche il significato della parentesi ignaziana "in tutto quello che è lasciato al nostro libero arbitrio e non gli è proibito". Verso ciò che è proibito da Dio non può esserci indifferenza, deve esserci piuttosto rigetto, rifiuto e santa fuga. Ancora, con l'indifferenza non si tratta di rinunciare a qualcosa, come avviene nelle promesse battesimali dove si è rinunciato al peccato e alle tentazioni, si tratta di assumere una giusta prospettiva di discernimento e ciò su cui si fa discernimento non è mai il male, ma solo e sempre il bene, maggiore o minore. L'indifferenza di sant'Ignazio è verso i beni che si hanno davanti, è l'essere indifferenti verso tutto ciò che è concesso alla nostra libertà e che dipende da noi.

Si può notare che la santa indifferenza ignaziana è «completa e radicale», implica aspetti importanti della vita, come ad esempio la salute e la malattia. Si può essere indifferenti verso la salute? Non è essa un bene? Per comprendere il pensiero di sant'Ignazio, si pensi ad esempio ai giovani missionari che nei secoli passati partivano dall'Europa per l'Africa, sapendo di poter incontrare malattie come la malaria e molte altre. Se non avessero avuto forza d'animo e santa indifferenza verso la loro salute il vangelo non sarebbe mai arrivato a quei popoli lontani. Così la ricchezza. Si può essere indifferenti verso la ricchezza onesta? Non è essa fatta di beni ricevuti o di beni guadagnati, che possono essere utili per il servizio di Dio e degli altri? Si ricordi anche qui, come esempio, quanti nobili o persone ricche hanno nel passato lasciato la loro condizione sociale per dedicarsi alla sequela di Cristo o all'aiuto dei poveri; tra tanti possiamo ricordare san Francesco d'Assisi, sant'Ignazio di Loyola, san Luigi Gonzaga, san Francesco Borgia, ecc.

La virtù della santa indifferenza verso la ricchezza o la povertà è anche una virtù sociale in quanto rende possibile la giustizia. Come si può esercitare un servizio pubblico senza la virtù della santa indifferenza? Non si sarà tentati di approfittare della propria situazione, di prendere per sé ciò che è invece di tutti, di appropriarsi di ciò che non è nostro? Così pure l'indifferenza verso l'onore del mondo, il prestigio, la bella figura. Ci si può oggi rendere indifferenti dal fare bella o brutta figura? Di apparire o non apparire in un tale mondo d'immagini? Le aziende curano molto la loro immagine e le giovani la perseguono a ogni costo. Essere indifferenti ad avere una buona o un cattiva immagine per poter fare ciò che è giusto, la volontà di Dio: questa è l'indifferenza di cui parla sant'Ignazio. Così essere indifferenti ad una vita lunga o una vita breve? Chi rinuncerebbe a morire anziano? Il più anziano possibile? Eppure ci possono essere situazioni in cui occorre essere indifferenti anche alla propria vita per poter fare il vero bene. Si può pensare ad esempio ai martiri, come il beato Massimiliano Kolbe o Salvo D'Aquisto, i quali diedero la loro giovane vita per salvare quella di molti altri. Credo sia ora chiaro il significato della santa indifferenza. È l'atteggiamento profondo di distacco da ciò che è «bene» per poter fare ciò che è «meglio» per Dio e poter rispondere alla sua chiamata attuale.

L'ultimo passaggio del brano citato chiarisce ulteriormente la natura non solo metodologica dell'indifferenza: "solamente desiderando e scegliendo quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati". Si tratta di una indifferenza che potremmo definite oltre che metodologica e santa anche «piena», in quanto non comporta la rinuncia al proprio desiderio di fondo, ma il poterlo ascoltare meglio per metterlo in pratica. L'indifferenza spirituale permette di ascoltare e di accogliere un'ispirazione divina. Come si sa, nella spiritualità ignaziana, proprio per l'esperienza originaria di sant'Ignazio, i desideri e il sentire interiore vengono molto considerati. Nella prospettiva dell'ispirazione divina, i desideri possono essere suscitati da Dio ed essere una forza salvifica nella dinamica del servizio. Per questo motivo l'indifferenza non soffoca mai e non elimina affatto i desideri, ma costituisce la possibilità di ascoltarli e di accoglierli nella loro autenticità, proprio quando essi sono ispirati da Dio.

La scelta finale sarà per quello che "più" conduce al bene per cui siamo creati; è la dinamica del «magis» ignaziano, in cui la volontà di Dio coincide con il maggior bene qui e ora per me concretamente possibile, ed è proprio quello che devo scegliere e desiderare. La santa indifferenza aiuterà a sentire il bene, a volerlo e infine a realizzarlo.

Guardate i gigli del campo, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta.

[Lc 12,27-31]


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 Oggetto del messaggio: Che cos'è la santa indifferenza
MessaggioInviato: venerdì 13 maggio 2011, 9:17 
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Iscritto: lunedì 6 ottobre 2008, 15:59
Messaggi: 4149
Sito web: Visita
Bisogna trovare parole nuove, per esprimere nella lingua del 21° secolo, queste riflessioni importantissime. Nella lingua odierna, indifferenza, ha un'accezione, praticamente, sempre negativa. Qui è intesa in senso positivo. Senza contare, che nessuno, nella lingua seria di ogni giorno, parla di "santa indifferenza". Forse, un miglioramento, potrebbe essere: prendere tutto con distacco, con serenità; non essere attaccati a niente. Il concetto rimane quello, ma il linguaggio è più vicino al nostro.

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Il Venerabile Beda

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